Nascita dell'USI
- «(L'assemblea) Delibera quindi;
- in omaggio a questi criteri di dar vita ad un nuovo organismo nel quale d'accordo con tutte le forze operaie organizzate - estranee alla Confederazione Generale del Lavoro - sia possibile realizzare seriamente la realizzazione dell'Unità Proletaria Italiana, sulle indicate basi dell'aconfessionalismo, dell'apoliticismo di partito e dell'autonomismo sindacale.
- Il Congresso fa però invito alle organizzazioni che accettano quest'ordine di idee di aderire senz'altro al nuovo Istituto Unitario lasciandole libere di tenere verso gli organismi nazionali esistenti quell'atteggiamento che crederanno più conveniente ai fini della conservazione dell'unità locale".
- Messe ai voti le due mozioni, Bitelli e De Ambris, risultarono a:
- DE AMBRIS, voti: 42.114
- BITELLI, voti: 28.856
- Astenuti, voti: 6.253
- Era così nata l'Unione Sindacale Italiana.»
I congressisti, in gran parte
sindacalisti proveniente dalla C.G.L, ritenevano infatti che tale
sindacato fosse ormai troppo asservito alla poltica portata avanti in parlamento dal Partito Socialista. All'U.S.I. aderirono rapidamente tutte le camere del lavoro più di sinistra (tra cui, in Emilia, le Camere del Lavoro di Bologna, Modena, Parma, Piacenza e Ferrara), rinsaldando le file organizzative del
sindacalismo rivoluzionario nato e sviluppatosi subito dopo il primo
sciopero nazionale in
Italia del
1904.
Durante i suoi primi anni di vita l'organizzazione fu impegnata in una serie di lotte tendenti a migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, senza mai trascurare l'impegno
antimilitarista che la caratterizzerà nel corso di tutta la sua storia. Immediatamente si contrappose alla
Confederazione Generale del Lavoro per la sua politica rivoluzionaria ed intransigente, per il rifiuto di collaborazione con qualsiasi partito politico, per la sua volontà di organizzare anche i lavoratori non qualificati, per il suo rifutare qualsiasi collaborazione con lo
Stato, per l'
azione diretta e la non esclusione a prescindere della violenza.
La prima guerra mondiale
Alla vigilia del primo conflitto mondiale fu attraversata, come le altre organizzazioni della sinistra, dal ciclone dell'interventismo. Espulsi coloro che, al suo interno, si erano schierati per l'intervento militare dell'
Italia contro l'
Austria e la
Germania (De Ambris, Corridoni e, in un primo tempo, Di Vittorio), l'U.S.I. continuò, sotto l'impulso di militanti quali
Armando Borghi, fondatore nel
1915 dell'
organo propagandistico dell'USI «
Guerra di Classe», e
Alberto Meschi, a propagandare coerentemente l'
antimilitarismo.
A guerra conclusa, nel corso delle lotte che portarono il paese molto vicino alla rivoluzione sociale, l'organizzazione raggiunse la sua massima consistenza numerica (circa mezzo milione di iscritti). In quel periodo aderì all'
A.I.T) cui è affiliata la maggior parte dei sindacati autogestionari esistenti a livello mondiale.
Poco prima dell'avvento del fascismo si tenne il 3° e il 4° congresso dell'organizzazione:
Durante il fascismo
Lentamente diminuì la sua attività e la sua efficacia, siano a quando il
fascismo ne soppresse ogni attività nel
1925. Da quel momento l'U.S.I.-A.I.T continuò a vivere nell'esilio e nella clandestinità, partecipando alla
rivoluzione spagnola del 1936 in appoggio al sindacato
CNT-A.I.T. e, attraverso l'impegno dei suoi militanti, alla resistenza
antifascista.
Il secondo dopo-guerra
Nel secondo dopoguerra, con l'avvento della repubblica, coloro che avevano militato nell'U.S.I. rinunciarono, inizialmente, a ricostituirla, per collaborare invece alla costruzione del sindacato unitario
C.G.I.L Solo nel
1950, con la rottura dell'unità sindacale, alcuni di loro ricostituirono l'U.S.I.-A.I.T che però, fino alla fine degli anni sessanta, fu realmente attiva solo in poche regioni italiane. Nel
1968 «Guerra di Classe» cambiò denominazione in «
Lotta di Classe» , il cui primo numero fu editato in occasione del
1 maggio 1969.
Nella "seconda metà degli anni 70", nasceva, in seno al movimento anarchico italiano, la proposta di ricostruire L'Unione Sindacale Italiana. Al "congresso di Genova" del
1978, organizzato per questo scopo, si sono affrontate due posizioni che, alla fine, hanno portato da una parte alla ricostituzione dell'USI e dall'altra alla nascita del
Comitato d'azione diretta (CAD).
Oggi l'U.S.I.-A.I.T. si presenta come sindacato autogestionario, che si caratterizza per la struttura organizzativa libertaria e
federalista(sindacato
autogestito), per il suo impegno a favore dell'autorganizzazione dei lavoratori (alla quale, ogni qualvolta è possibile, non intende sostituirsi), per la prospettiva in cui si muove, che rimane quella della costruzione di una società socialista e libertaria.
Tra i suoi obiettivi principali figurano la riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, un reddito minimo garantito per i disoccupati, la difesa della sanità, dell'istruzione e della previdenza pubblica, la smilitarizzazione del paese, ecc.

Manifesto dell'USI-AIT in occasione del quarantennale della strage di Piazza Fontana e dell'uccisione di Giuseppe Pinelli, anarchico e militante USI
L'U.S.I. non è un'organizzazione anarchica
L'U.S.I. «si ricollega alla tradizione storica del
sindacalismo rivoluzionario ed autogestionario e si pone come alternativa di classe ed organizzazione di tutti gli sfruttati, gli emarginati, gli oppressi».
Lo statuto dell'
U.S.I. si ispira ad alcuni concetti dell'
anarchismo quali il
federalismo, l'
autogestione, l'
azione diretta, l'«emancipazione dell'uomo da qualsiasi dominio economico, politico e morale», l'«eliminazione di ogni forma di sfruttamento e di oppressione dell'uomo sull'uomo», l'«abolizione dello stato e dei dogmi». Scopo dell'U.S.I. è quello di «sostituire alla presente società autoritaria e capitalista, l'organizzazione federalista e razionale della produzione e della ripartizione, alla lotta fra gli uomini la solidarietà umana».
Ciò premesso e benché tanti anarchici siano stati il motore trainante dell'U.S.I. ed ancor oggi vi facciano parte, l'U.S.I. non è un'organizzazione anarchica: «l'U.S.I. non è tributaria di alcun partito politico, movimento specifico, filosofico e religioso (nemmeno quello anarchico)».