lunedì 3 agosto 2015

QUANDO IL MANDANTE E' LO STATO

Flavia Burroni, "con l'anarchia nel cuore" ed "appassionata di verita', come dovremmo essere tutti", pubblica su Casa Anarchica Parma "fatti di stragi" cercando di sollevare la curiosità e domande nelle coscienze dell'opinione pubblica. Diverse strade che portano ad un'unica firma; lo Stato assassino. "Faceva troppo caldo per fare matematica, quel due di agosto di 35 anni fa. Caldo pesante, gravoso, gia' di prima mattina. Mia madre aveva suggerito di alzarmi presto, per ripetere e rifare quelle maledette equazioni, che tanto non mi sarebbero venute mai. Rimandata in matematica in V ginnasiale. Ma a cosa mi sarebbe servita, se volevo fare lettere all'universita'? Con questo irrisolvibile quid in atto, facevo finta di studiare sdraiata sull'orrido divano di bouclè bordeaux, che pizzicava la pelle solo guardarlo. La radio accesa, cercavo le frequenze delle radio libere che trasmettevano le mie note preferite, i Genesis, i Pink Floyd, la disco. A basso volume, per non far affacciare sulla porta del salone ogni tre per due mia madre, che urlava come un disco rotto'' spegni, che quell'accidente non ti fa studiare''. Ma io tanto, di studiare, avevo fantasia pari a zero. Rimestavo di continuo le frequenze. La voce che all'improvviso annuncia '' Bomba alla stazione di Bologna, è una strage..............'', usci' come una vampata di un lanciafiamme, colpendomi in piena faccia. Tv accesa: le immagini che scorrono parlano di sangue, di fumo, di macerie, di corpi fatti a pezzi, di urla, di dolore. Ho ancora la visione della faccia di mia madre, appoggiata sullo stipite della porta del salone: mummificata, la bocca semiaperta, le lacrime che le scorrono sul viso senza piangere. Ricordo di aver guardato fuori dalla finestra, c'era il sole, una magnifica giornata, il mare, la spiaggia, lo stabilimento con il suo flipper ed il suo juke-box mi aspettavano come sempre. Il pensiero stupido, che attraverso' la mia mente di non ancora sedicenne fu.....banale. Perchè? Non riuscivo a capire la connessione fra vacanze e strage. Quella gente stava andando al mare, a fare le ferie dopo un anno di lavoro, esattamente come la nostra famiglia. Avevano il mare, la montagna, la villeggiatura che ormai erano li', prese, un attimo per la felicita'. E l'attimo dopo non c'erano piu'. Questione di un attimo, tanto ci ha messo quella maledetta bomba a far svanire vita e sogni. Cresciuta com'ero negli anni di piombo, gli anni della strategia del terrore, l'idea dell'attentato era gia' pronta, confezionata. Solo due anni prima le BR avevano sequestrato ed ucciso Aldo Moro, prima stata la strage dell'Italicus, di Piazza Fontana. La mia generazione, quella degli anni 60, pagava pegno di sangue, sulle orme dei nostri genitori che invece erano figli di un'altra generazione dalle mani macchiate di sangue, quella della guerra. Anche questa era una guerra, ma di altro tipo, ben piu' maledetta, ben piu' di strategia della destabilizzazione. L'eversione rossa differiva sostanzialmente da quella nera, questo era il primo segnale di Bologna. Raffinata e con bersagli istituzionali ben identificati la prima, di massa e stragistica la seconda. Ma questo la mia mente di ragazzina ancora non lo afferrava. Tre, sette, otto, diciotto, venti: non erano numeri, erano le eta' di gran parte delle vittime. Bambini, ragazzi, giovani adulti che non vedranno mai piu' treni passare, vacanze arrivare, valigie da trasportare. Un orologio fermo alle 10, 25. Lancette inchiodate, vetri infranti, come i loro sogni. Come i nostri sogni, di ragazzi senza pensieri fino a due minuti prima, costretti a farsi carico di una strategia blasfema e senza senso due minuti dopo. Siamo tutti macchiati di quel sangue, in un modo o nell'altro. Perchè quel sangue poteva essere mio, vostro, di tutti. Tutti noi potevamo essere fermi alla stazione di Bologna, quel due di agosto del 1980. Fioravanti e la Mambro sono liberi. Liberi per lo stato, ma non per le nostre coscienze. Hanno sulle spalle il sangue di 85 morti e 200 feriti. La piu' giovane vittima, Angela, aveva 3 anni, la piu anziana, Antonio, 86. E io sono ancora li', con la mia di coscienza, ferma sul divano di boucle' bordeaux, con il libro di algebra aperto sulle ginocchia, e con il viso muto di mia madre rigato di lacrime. A 35 anni di distanza ho capito. Capito la strategia, capito chi sono i colpevoli, capito che quella pagina di storia nera pesa su tutti noi. Continuo a non capire perchè, cosa spinge una mente a concepire la barbarie, lo sterminio di massa, la freddezza del concepire tutto questo, ma soprattutto perchè i colpevoli non espiino le loro colpe. Perchè uno stato che condanna non sia anche uno stato che faccia scontare, perchè chi uccide 85 persone, ne ferisce 200, e stermina , incidendo piaghe irreversibili sulla loro anima, cambiando inesorabilmente e per sempre, le vite di 85 famiglie, dopo pochi anni torni libero di essere arbitro e protagonista della propria esistenza, come se niente fosse mai accaduto. Quel '' niente'', quel muro ancora aperto della sala aspetto della stazione di Bologna, quell'orologio con le lancette inchiodate alle 10,25 da 35 anni, sono ancora li', ad aspettare risposte che ormai, non arriveranno piu' ".

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