sabato 30 aprile 2011

la resistenza antifascista non fu esclusiva rossa comunista

La resistenza non fu solo quella comunista ed essi non sono i soli eredi dei valori intrinsici di libertà, uguaglianza e giustizia. Se poi si insinua che la libertà è legata all'ideologia stalinista, cioè di una aspra dittatura colpevole di innumerevoli omicidi in nome del proletariato, allora possiamo parlare di schizzofrenia nel pensiero degli odierni "compagni" eredi litigiosi ed alla deriva dell'ormai sepolto PCI.
La repressione fascista colpì senza pietà tutti gli ambienti antifascisti, compreso i militanti anarchici. Questi furono tra i più accaniti propugnatori della costruzione di un "fronte antifascista", che unisse tutti, al di là delle differenze ideologiche. Ad un generico piano di unitarietà aderì la CGL, USI, UAI, la Federazione dei Portuali, i Ferrovieri autonomi e la UIL. Il progetto restò più che altro sul piano teorico per le solite divisioni ideologiche e per l'assenza rilevante del Partito Comunista Italiano.

Bandiera degli Arditi del Popolo, i quali furono tra i primi ad opporsi con la forza alle violenze fasciste

L'Adunata dei Refrattari‎, periodico anarchico di New York in lingua italiana, accolse e diede voce a molti esuli antifascisti
Nel momento più intenso dello squadrismo, gli anarchici (insieme ai socialisti, repubblicani e comunisti disobbedienti alle direttive di partito) furono immediatamente protagonisti di episodi di resistenza: gli Arditi del Popoloorganizzarono un serio tentativo di resistenza proletaria armata contro il fascismo, infliggendoli dure sconfitte a Sarzana, Civitavecchia, Viterbo e nel 1922 a Parma; altri agirono individualisticamente e tra questi uno dei più irriducibili fu senza dubbio Renzo Novatore (verrà ucciso il 29 novembre 1922 in un conflitto a fuoco con i Regi Carabinieri presso Teglia-Genova).
Il dibattito interno al movimento si svolse principalemte all'interno di riviste e periodici che nacquero e si svilupparono tra enormi difficoltà- clandestinità, minacce e azioni squadriste, difficoltà a reperire fondi, limitazioni drastiche della libertà di stampa, persecuzioni varie ecc.-. I più importanti giornali dell'epoca furono: «La Verità» (primo periodico anarchico clandestino del 1923), «La voce del Profugo», «Fede! settimanale anarchico clandestino» (pubblicato dal 1923 al 1926), «Pensiero e Libertà» (fondato da Malatesta e pubblicato dal 1924 al 1926), L'adunata dei refrattari (giornale pubblicato a New York, ma che raccolse numerosi articoli di anarchici italiani dal 1928 al 1972).
Nel !926 il governo fascista dichiarò illegale l'USI e la stessa UAI, ciò non fece altro che a riportare in voga l'atto individualista: nel 1926 Gino Lucetti attentò alla vita di Benito Mussolini; Michele Schirru e Angelo Sbardellotto furono condannati a morte per aver solo preparato un piano di attentato.

Gino Lucetti, attentò alla vita di Mussolini

Michele Schirru, condannato a morte per aver progettato un attentato al "Duce"

Purtroppo al movimento anarchico non venne risparmiata la violenza fascista: durante la marcia su Roma la sede di «Umanità nova» venne distrutta; molti anarchici, negli "anni '20", furono trucidati tra cui: Attilio Fellini, segretario della Camera del lavoro di Carrara, Raffaele Virgulti di Imola, Filippetti e Catarsi di Livorno, Cesari Rossi, cassiere della Camera del lavoro di Sestri Ponente, Pietro Ferrero, segretario Fiom a Torino e altri (da segnalare anche la morte, in seguito alle feroci persecuzioni, del comunista Antonio Gramsci e del giovanissimo Pietro Gobetti, fondatore de La Rivoluzione Liberale e fautore dell'iniziativa libera e priva da ogni influenza autoritaria).
Per sfuggire alla repressione,  molti anarchici scelsero l'esilio volontario all'estero (per es. Luce Fabbri, Armando Borghi, ecc.), pur mantenendo il contatto con i compagni italiani, molti altri invece vennero condannati al confino (tra cui malatesta), prevalentemente a Ventotene (il direttore delle guardie a Ventotene fu un certo Marcello Guida che nel 1969 diventò questore di Milano, fu lui che mentendo dichiarò suicida il defenestrato Giuseppe Pinelli), ma anche nelle altre isolette del Mediterraneo (Ustica, Tremiti...) adibite a tale scopo; altri furono "costretti" all'esilio (sin dal 1922 l'anarchico Severino Di Giovanni fu costretto ad emigrare in Argentina. Coloro che invece scelsero di spostarsi in Francia si raggrupparono intorno alla Federazione Anarchica dei Profughi Italiani ), riscoprendo l'internaziolismo: durante la Rivoluzione spagnola (1936-39), molti anarchici italiani, tra cui il già citato Berneri che morì nella Barcellona rivoluzionaria per mano probabilmente di un sicario stalinista, aderirono alla resistenza antifranchista.

 


Maria Occhipinti, anarchica siciliana

Emilio Canzi, anarchico e partigiano piacentino

La caduta del fascismo (8 settembre 1943) aprì un capitolo quasi sconosciuto della storia d'Italia, ovvero quello riguardante anarchici nella resistenza antifascista: durante la resistenza essi agirono sia individualmente, aderendo a formazioni partigiane non anarchiche, e sia nell'ambito di organizzazioni spiccatamente anarchiche (Brigate Bruzzi Malatesta, Brigata Pisacane, Brigata Silvano Fedi... ).
Molti partigiani anarchici divennero figure di spicco della resistenza antifascista, tra questi Bruzzi, Silvano Fedi ed Emilio Canzi (Canzi- nome di battaglia "Ezio Franchi"- nell'estate del 1944 divenne Comandante Unico della zona piacentina della C.L.N. Alta Italia)
Nonostante le difficoltà e la necessità di operare in clandestinità, molti libertari che si trovavano al confino costituirono, nel 1943, la Federazione Comunista Anarchica la quale successivamente confluirà nella FAI.
Nel gennaio 1945, a Ragusa, Maria Occhipinti e Franco Leggio "capeggiarono" la resistenza popolare antimilitarista al richiamo alle armi voluto dal governo dell'Italia liberata.

Nomi di Spicco
  • Pasquale Binazzi
  • Emilio Canzi
  • Umberto Marzocchi
  • Lorenzo Parodi
  • Armando Borghi
  • Pietro Bruzzi
  • Alfonso Failla
  • Giuseppe Bifolchi
  • Gino Lucetti
  • Arrigo Cervetto , nella Resistenza su posizioni Libertarie,

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d'argento al valor militare

  • Gogliardo Fiaschi
  • Silvano Fedi
  • Mario Orazio Perelli
  • Mario Mantovani
  • Ugo Mazzucchelli,comandante Battaglione Lucetti
  • Giovanni Mariga medaglia d'oro VM Resistenza rifiutata, per coerenza con ideologia anarchica

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d'oro al valor militare

  • Elio Wockievic , disertore di origini Goriziane, comandante della Lunense ,
  • Mario Betto, nome di battaglia Spartaco 
  • Nardo Dunchi,scultore di Carrara
  • Augusta Farvo, miliziana delle Brigate Bruzzi Malatesta
  • Giovanni Domaschi
  • Pietro Bianconi
  • Eugenio Maggi
  • Umberto Scattoni , assegnatagli postuma

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d'oro al valor militare

  • Lanciotto Ballerini

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia d'oro al valor militare


Casa Anarchica - Parma

Oltre Casapound, mettiamo sotto pressione e presidiamo anche le sedi della Lega Nord



“Costituire degli eserciti regionali, sul modello della Guardia nazionale americana, che siano pronti a intervenire in caso di calamità naturali, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi e per mantenere l'ordine pubblico qualora il Consiglio dei ministri o i Governatori regionali lo deliberino”.
E' questo l'obiettivo che si propone di raggiungere la Lega con la proposta di legge presentata il 15 marzo. Il provvedimento, porta la firma di quasi tutti i componenti del gruppo del Carroccio (ad eccezione del capogruppo Marco Reguzzoni) prevede che le "milizie siano composte, tra l'altro, da cittadini italiani volontari cessati dal servizio senza demerito con età inferiore ai 40 anni”.
"Nella Repubblica manca uno strumento agile e flessibile che possa essere impiegato a richiesta degli esecutivi regionali per far fronte alle situazioni che esigono l'attivazione del sistema di protezione civile"… "L'importazione nel nostro ordinamento dell'Istituto della Guardia Nazionale permetterebbe di assicurare il soddisfacimento di queste esigenze liberando i reparti operativi delle Forze Armate da compiti di presidio del territorio dei quali sono talvolta impropriamente gravati e predisponendo uno strumento utilizzabile all'occorrenza quando il moltiplicarsi degli interventi all'estero riduca, ad esempio, le risorse organiche disponibili in patria.
Il Corpo dei volontari militari, previo superamento di esami psico-attitudinali, i militari che non sono più in servizio (senza demerito) e che non abbiano superato i 40 anni di età. Il limite di età varrà anche per gli ufficiali e i sottoufficiali. Il reclutamento dovrebbe avvenire su base regionale”. Il Carroccio già definisce "battaglioni regionali" avranno il carattere di 'strutture-quadro', che potrebbero poi aumentare di numero in caso di mobilitazione. I soldati regionali avranno l'obbligo di prestare servizio un mese all'anno, anche per garantire la formazione permanente del personale. La loro retribuzione sarà identica alla paga giornaliera che si riceve nell'esercito e ci sarà l'aspettativa non retribuita nel caso in cui i nuovi soldati lavorino nel settore pubblico o privato.
Toccherà all'Esercito e ai Carabinieri addestrare il nuovo 'Corpo Regionale' che non dovrebbe disporre di più di 20 mila uomini raggruppati in 20 battaglioni regionali (con il nome della regione di riferimento) sotto il comando di altrettanti tenenti colonnelli distaccati dall'Esercito e dall'Arma. Ogni battaglione quindi sarà composto da mille uomini e donne reclutati su base regionale. Le uniformi sarebbero identiche a quelle dell'Esercito, ma con un distintivo in più, 'ad hoc' per ogni regione. Girerebbero armati (armamento leggero) come i Carabinieri.
Per quanto riguarda la carriera, il governo dovrà assicurare una corrispondenza con i gradi dell'Esercito anche se con alcuni distinguo. Si preclude però il passaggio di questi 'miliziani' regionali all'Esercito o ai Carabinieri. Il Generale comandante del Corpo dipenderà dal Capo di Stato Maggiore della Difesa per quanto riguarda i compiti deliberati direttamente dal Consiglio dei Ministri, mentre i Tenenti colonnelli, che guidano i singoli battaglioni regionali, risponderanno direttamente ai presidenti delle Regioni in cui saranno stanziati per fronteggiare le emergenze locali. Il Corpo dei volontari militari non potrà essere impiegato fuori dall'Italia. Il primo firmatario del testo è il deputato della Lega, Franco Gidoni.
Questa la notizia ripresa dall’agenzia ANSA.it, poche righe che fanno raggelare il sangue!
La storia è ciclica: vi ricorda nulla?
La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN) fu un corpo di polizia civile, ad ordinamento militare, dell'Italia fascista. Per via del colore della camicia, parte integrante della divisa di questo corpo, i suoi membri e la Milizia stessa erano noti anche con il nome Camicie Nere.
L'armamento era depositato nelle caserme e veniva distribuito al momento della chiamata e riconsegnato prima che i legionari venissero rimessi in libertà. L'uniforme era invece in consegna al legionario ed egli ne era responsabile tenendola presso la sua casa. Dell'uniforme, fino a che non saranno costituiti i battaglioni di guerra, non facevano parte le calzature; queste erano proprietà del legionario.
Accanto alla Milizia ordinaria vennero man mano create le specialità e le Milizie Speciali. Erano specialità della Milizia ordinaria le seguenti Milizie:
• Confinaria: con compiti di sorveglianza sulla linea di frontiera in concorso coi Carabinieri e la Guardia di Finanza.
• Universitaria: inquadrava gli studenti universitari e svolgeva per essi particolari corsi Allievi Ufficiali.
• Artiglieria Controaerea: organizzava e predisponeva la difesa contraerea territoriale.
• Artiglieria Marittima: costituiva ed addestrava le batterie per la difesa costiera del territorio.
Erano infine Milizie Speciali, le seguenti:
• Ferroviaria: con compiti di vigilanza e di sicurezza sulle strade ferrate, sul materiale e sulle persone.
• Portuaria: per la vigilanza dei porti e degli scali marittimi.
• Forestale: per la difesa del patrimonio boschivo nazionale e per il suo incremento.
• Stradale: destinata ad assicurare la disciplina della viabilità, alla difesa del patrimonio stradale dello Stato, a prestare assistenza e soccorso negli incidenti stradali.
• Postelegrafica: per garantire il miglior rendimento del servizio postale in pace ed in guerra, con compiti anche di Polizia Amministrativa.
Tutte le Milizie Speciali avevano anche compiti ed attribuzioni di Polizia Giudiziaria e la loro utilità si è dimostrata tale che, disciolta la Milizia, esse furono conservate trasformandole, spesso con gli stessi elementi, nelle attuali Polizie speciali, ad esse corrispondenti. Alla fine del capitolo, perché il lettore possa avere sempre sotto mano un quadro preciso di riferimento sui reparti che verranno di volta in volta citati, riporteremo lo schema dell'inquadramento della Milizia, con le sue Legioni, la loro numerazione, il loro Nome, la loro Sede e la zona di reclutamento. Questo reclutamento di tipo provinciale ha costituito uno dei più importanti caratteri di forza e di coesione dei reparti della Milizia che - in pace ed in guerra - erano formati dagli stessi uomini, inquadrati dagli stessi ufficiali: tutta gente nata e vissuta sulla stessa terra, unita dalle medesime usanze e tradizioni, parlante lo stesso dialetto, unita spesso da valida amicizia o, almeno, da vecchia conoscenza.
Nel Giugno del 1944 il Segretario del Partito Fascista Repubblicano propose di armare l’intero partito, formando brigate di camicie nere che si sarebbero chiamate “Brigate Nere”. L’assenso di Mussolini, malgrado il parere contrario del Ministro Graziani, arrivò con una circolare segreta che istituiva il “corpo ausiliario delle Brigate Nere”. E la costituzione ufficiale avvenne col Decreto 446 del 30 giugno 1944.
Ecco alcuni articoli del Decreto:
Art. 1 : la struttura politico-militare del Partito si trasforma in organismo di tipo militare e costituisce il Corpo Ausiliario delle Squadre d’Azione delle Camicie Nere.
Art. 2 : il ministro segretario del Partito assume la carica di comandante del Corpo.
Art. 3 : le Federazioni assumono il nome di Brigate Nere del Corpo Ausiliario e i commissari federali la carica di comandanti di brigata.
Art. 5 : gli iscritti al PFR di età compresa fra i 18 e i 60 anni e non appartenenti alle altre Forze Armate entreranno, in seguito a domanda volontaria, a far parte del Corpo delle Camicie Nere che, a seconda della loro idoneità fisica, provvederà al loro impiego.
Art. 6 : gli appartenenti alle formazioni ausiliarie provcenienti dalle Squadre d’azione e passati alle Forze Armate, alla GNR e alla Polizia, iscritti regolarmente al PFR, possono, a domanda, essere trasferiti nel Corpo delle Camicie Nere.
Art. 7 : compito del Corpo è quello del combattimento per la difesa dell’ordine della RSI, per la lotta contro i banditi e i fuorilegge e per la liquidazione di eventuali nuclei di paracadutisti nemici. Il Corpo non sarà impiegato per compiti di requisizioni, arresti o altri compiti di polizia. L’impiego delle Brigate Nere nell’ambito provinciale viene ordinato dai capi delle provincie.

Art. 10 : il ministro delle Finanze è autorizzato ad apportare le variazioni di bilancio necessarie per l’attuazione del presente decreto.
Art. 12 : il Corpo delle Camicie Nere si avvarrà, per i servizi sussidiari, del Servizio Ausiliario Femminile.
Ogni regione ebbe tante Brigate Nere quante erano le provincie. In più fu costituito un gruppo di Brigate Nere Mobili. Ogni Brigata prese il nome di un caduto per la causa del Fascismo.
Il 2 aprile 1945 il Capo di Stato Maggiore delle Brigate Nere, generale Facduelle, comunicava i seguenti dati complessivi:
- Forza in armi : 29000 uomini
- Caduti : 11 Comandanti di Brigata, 47 Ufficiali, 1641 Squadristi,
- 9 ausiliarie.
Tempi duri si prospettano nel prossimo futuro: la richiesta, dichiara origine fascista, della Lega Nord è stato rifiutata dal parlamento, ma conoscendoli bene, ne faranno il fulcro della loro campagna elettorale. La tensione nella società è arrivata al punto di rottura.
Noi Anarchici di Casa Anarchica – Parma vogliamo denunciare, ancora una volta, che non solo Casa Pound vada messa sotto pressione, ma anche le sedi della Lega Nord, contemporaneamente, andrebbero presidiate.
Un segnale forte, antifascista, che coinvolgano tutti i partiti d’opposizione, oltre ai comunisti, ma anche di associazioni, collettivi, semplici cittadini.
Casa Anarchica – Parma
(nella foto: Fabio Malandra, co-fondatore Casa Anarchica Parma)

"Siamo anarchici, extraparlamentari per la libertà, fratellanza, laicità e anticlericalismo"

 


Intervista a Flavia Burroni, co-fondatrice di Casa Anarchica Parma: "Non siamo eversivi. Non potremmo mai stare gomito a gomito in un parlamento con le forze politiche". http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pdi=39441&pda=CTT
 
Con tutta la confusione che c'è già oggi in politica ci volevate pure voi di Casa Anarchica di Parma!!! Scherzi a parte, perchè con Fabio Malandra avete deciso di fondare questo movimento? Ottima domanda Andrea! In realtà Casa Anarchica nasce dalle pagine di Facebook dalla fertile mente di Fabio Malandra, e subito dopo incontra quasi per caso una curiosa anarchica infermiera disoccupata di Roma, che per occupare tempo viaggia sulle pagine del social finchè non vede una paginetta contrassegnata da una bandiera nera e rossa ben conosciuta. La digita e le appare ''Casa Anarchica Parma''.
Guarda caso aveva appena ricevuto una proposta di lavoro proprio per Parma... contatti, scambi di idee, si scoprono colleghi di lavoro, e soprattutto di credo politico...
Quelle strane concomitanze che rendono la vita diversa ed interessante e fanno sì che una pagina virtuale si trasformi in un movimento che date le idee raccoglie persone provenienti dalle esperienze e convinzioni più disparate ma tutte sotto una comune insegna: quella di liberta', fratellanza, laicismo ed anticlericalismo che da sempre fanno dell'Ideale Anarchico un’esigua forza extraparlamentare.

Una forza eversiva? Nel nostro caso non eversiva, non violenta ma pregnante nella vita politica di un Paese alla deriva grazie a partiti al potere e governanti incapaci nella gestione della cosa pubblica proiettati solo alla realizzazione di interessi personali e lotte di potere interne.
Quindi, tornando alla tua prima domanda, la risposta può essere questa: è stato fondato il movimento anarchico di Parma per fare sentire anche la voce, per ora sommessa, di chi è fuori dal coro da sempre e tale vuol rimanere, ma che ha a cuore l'elemento che contraddistingue l'uomo da sempre: la libertà.

Come siete organizzati? Andrea, che parolona... "organizzazione"... siamo uno sparuto gruppetto che si appoggia alla Federazione di Parma; sarebbe bello esserne una affiliazione ma per il momento ci accontentiamo di essere presi in considerazione.

Quali sono gli obbiettivi dell'anarchia nel 2000? Gli ideali anarchici sono sempre quelli dalla nascita, diciamo che vorremmo si adeguassero alle richieste del momento attuale. Da Gaetano Bresci dal quale con Fabio Malandra traiamo ispirazione, vorremmo affermare la liberta' dell'individuo, il fervente anticlericalismo (attenzione, non si vuole contestare il Credo, ma solo l'istituzione Clericale!), la certezza dell'uguaglianza fra tutti gli uomini (nessuno può valere o essere considerato in modo diverso dall'altro), il principio di autogestione insito in ciascuno di noi, il diritto ad un lavoro equo e solidale dal quale ognuno possa trarre profitto in maniera equa, l'abbattimento del potere vero (quello economico detenuto dalle grandi Holding finanziarie, dai sistemi bancari, dagli istituti assicurativi che con le loro manovre speculative e di accrescimento del capitale sociale non hanno fatto altro che produrre in questi ultimi anni la crisi economica della quale vittima principale è il popolo lavoratore stipendiato).

Nell'immaginario collettivo credo che l'anarchia sia associata con la sinistra, in particolare quella degli anni '70. Quali gli elementi di collegamento? Vedi Andrea, questa domanda mi induce a pensare come facilmente luoghi comuni possano dare atto ad analogie talvolta reali ma alcune no. Io sono cresciuta con davanti le scene di ''Sacco e Vanzetti'', e con Here's to you nelle orecchie, con l'attentato di P.zza Fontana a Milano, con l'omicidio del Commissario Calabresi, con le parole di un grande del nostro giornalismo, Indro Montanelli, che in una bellissima intervista rilasciata dopo molto tempo dice testualmente 'io esclusi subito gli anarchici... l'anarchico non spara sulla massa, l'anarchico individua il bersaglio, quasi sempre un esponente del potere, e spara a viso aperto....''.
Anarchia deriva dal greco ana' (privativo), senza, e, arkè, potere: quindi letteralmente assenza di governo. Questo negli anni '70, anni di grandi sconvolgimenti politici e sociali, ha fatto sì che si fosse portati ad identificare il movimento anarchico con la sinistra, senza pensare che l'anarchia da sempre, è un movimento extraparlamentare, quindi ne' di sinistra nè di destra. Semplicemente, e con orgoglio, '”fuori'!
Certe analogie di pensiero molto forti con la sinistra, in speciale modo quella sessantottina, comunque non devono sconvolgere perché presenti nell’anarchia: mi riferisco, in particolare, alla convinzione dell'uguaglianza sociale, della comunione e condivisione delle ricchezze, dei diritti dei lavoratori e del proletariato nei confronti dei padroni, della distribuzione della ricchezza.

E' pensabile un vostro impegno diretto alle comunali di Parma del 2012? Con quali interlocutori politici? No, Andrea, un nostro impegno in tal senso non è pensabile; noi siamo orgogliosamente anarchici e l'anarchico non puo' far parte di nessun fronte politico. L'anarchico è, per etimologia e convinzione, la liberta', non puo' avere tessere, associazioni, confederazioni e soprattutto non puo' sedere in un parlamento gomito a gomito con forze politiche.
L'idea di un'eventuale partecipazione puo' eventualmente essere presa in considerazione solo come provocazione, e basta.

Quali iniziative avete intenzione di promuovere nei prossimi mesi? Bè, la prima che stiamo portando avanti con impegno è quella anti-inceneritore di Parma; anzi, approfitto per dire che noi saremo in piazza per la fiaccolata di Parma l’11 dicembre. Sarà una buona occasione per conoscere tutti coloro che avessero la curiosita' di sapere chi siamo.
La seconda, che come genitori ci interessa particolarmente, è quella del mercato equo e solidale e della filiera corta allo scopo di bypassare la grande distribuzione,ed avere finalmente sulla nostra tavola prodotti della nostra terra freschi, genuini, prodotti in un raggio brevissimo di chilometri, condivisi equamente con tutti coloro ne vogliano far parte, a prezzi reali, pagando equamente il produttore diretto ed abbattendo le frontiere create da coloro che distribuiscono e dal dettagliante.
Il nostro primo pensiero, come nella mente di Bresci, è che il popolo possa vivere libero e nel rispetto della propria autodeterminazione.

                                                                                    Andrea Marsiletti

venerdì 29 aprile 2011

COSTITUIRE UN FRONTE UNICO CONTRO OGNI RIGURGITO FASCISTA

http://www.parmadaily.it/Notizie/Dettaglio.aspx?pda=MAS&pdi=43851


Casa Anarchica Parma esprime vicinanza e soliderietà al compagno Direttore Andrea Marsiletti. Pur avendo sempre dimostrato di aver senso critico ed una coscenza non in svendita, nel contempo non ha mai mancato di dar voce a tutte le componenti politiche del nostro territorio e nazionali, esse fossero di sinistra, destra, addirittura noi anarchici. Evidentemente il PDL, in difficoltà politica, non perde occasione per cercare di imbavagliare la libertà di parola e criminalizzando la critica costruttiva, anche se essa è supportata da un'oggettivatà reale ed inconfutabile e il dialogo civile. La risposta dovrebbe venire proprio dalla piazza, da quel senso di antifascismo che bisognerebbe dimostrare non solo ed esclusivamente contro alcune organizzazioni, vedi Casa Pound, ma anche contro queste forze politiche reazionarie e liberticide che governano non solo l'Italia, ma detentori del potere radicato nel tessuto della nostra società. Una risposta chiara, non violenta, un fronte unitario di persone, partititi, collettivi, associazioni, uniti per la libertà di ognuno di noi. Mai più il crimine commesso contro Enzo Biagi e tutti quelli che furono perseguitati da coloro che oggi compongono il PDL. Questa è risposta che noi anarchici di Casa Anarchica proponiamo a tutte le persone ed i politici, non ultimi i cattolici, con una coscienza per difendere Andrea Marsiletti e la nostra libertà.
Casa Anarchica Parma

martedì 19 aprile 2011

Salsomaggiore, svastiche e bestemmie contro la sede Pd

Svastiche, bestemmie e insulti. Nella notte fra sabato e domenica alcuni vandali hanno imbrattato con scritte spray la porta-vetrina e il muro adiacente della sede Pd di Salsomaggiore in vicolo Rossetti.

A scoprire i danneggiamenti è stato un commerciante della zona che ha avvisato il segretario del partito Ernesto Cocconi, il quale ha poi avvisato i carabinieri.

Il segretario locale del Pd ha espresso rabbia e preoccupazione e ha sottolineato come "al di là della bestemmia, ci sia un chiaro messaggio politico, molto preoccupante".
Ultimo aggiornamento: 19/04/11

fonte: http://www.24emilia.com/Sezione.jsp?titolo=Salsomaggiore,%20svastiche%20e%20bestemmie%20contro%20la%20sede%20Pd&idSezione=24025

IMBRATTATA SEDE PDCI

Pubblichiamo l’articolo del “Corriere di Rieti” di Leonardo Ranalli.
Due manifesti sopra e sotto la bacheca e un adesivo a fianco la porta d’ingresso della sede del partito dei Comunisti italiani: è questo l’operato di alcuni azionisti di Casapound Italia che, nella notte tra venerdì e sabato, hanno evidentemente agito indisturbati in via dell’Agricoltura, dove ha sede il partito del segretario Luca Battisti. Avvertita la Digos per un primo sopralluogo, i comunisti hanno denunciato l’accaduto ed ora, calcolando che non ci sono stati danni alla struttura, la questione sembra risolversi in una qualche sanzione per affissione abusiva. “L’ignobile provocazione – fanno sapere Battisti, il presidente Angelo Dionisi, la segreteria e il comitato federale tutto – fa seguito al recente episodio verificatosi al teatro Flavio Vespasiano di Rieti in occasione del concerto per i festeggiamenti del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia quando gli stessi esponenti di Casapound si sono resi protagonisti di un indebito volantinaggio all’interno della hall del teatro e poi di ripetute offese verbali e minacce al senatore Angelo Dionisi e al segretario Luca Battisti, che nell’ordine avevano chiesto dapprima al direttore del teatro, poi a loro direttamente e infine alle autorità presenti che se ne andassero e che comunque fossero allontanati, essendo una presenza illegittima e offensiva in quel luogo e in quel contesto”. Secondo i diretti interessati di Casapound però, ad essere aggrediti sarebbero stati loro stessi e quindi la palla torna in mezzo. Per quanto riguarda i manifesti intanto, il coordinatore di Casapound Italia di Rieti, Giovanni Rositani, disconosce un’azione organizzata dell’associazione: “Dal provinciale non ci sono stati input di alcun tipo, posso solamente dire che durante le nostre iniziative vengono distribuiti manifesti e adesivi e che quindi qualcuno potrebbe avere agito di testa propria. Nel frattempo ritengo comunque capziose le accuse mosseci dal partito per un paio di manifesti. Siamo abituati a rispondere sempre e comunque politicamente. Tornando ai comunisti non ho mai voluto e non voglio contatti di alcun tipo o confronti con loro e quindi non capisco nemmeno questa tipologia di azione”. Dal fronte dei comunisti è stato intanto sottolineato che, “come al solito, i fascisti agiscono vigliaccamente e quindi non pensino ora che ci intimidiamo”. E da qui la richiesta alle forze democratiche e antifasciste di un impegno forte per “una mobilitazione della città di Rieti contro il rigurgito della violenza squadrista e fascista, che sarebbe un rischio gravissimo sottovalutare”. In conclusione i comunisti, in riferimento ai volantini distribuiti da Casapound al teatro Vespasiano, chiamano in causa l’assessore Gianfranco Formichetti e il sindaco di Rieti Giuseppe Emili per sapere “da che parte sarebbero stati e, soprattutto, da che parte si collocano oggi, davanti ad atti come quello di Casapound nei confronti di una forza democratica quale il partito dei Comunisti italiani”. Un tuffo nel passato, quindi, che riapre confronti e dibattiti che sembravano ormai quasi leggendari e che forse sarebbe il caso che lo diventassero per il bene comune. Nella foto Luca Battisti.  Foto: Emiliano GRILLOTTI © 20 Marzo 2011

sabato 16 aprile 2011

L’URGENZA DELL’ANARCHIA

fonte: http://federazioneanarchica.org/archivio/20110109roma.html

Mani maciullate, volti ustionati e criminalizzazione del Movimento anarchico. A tanto ammonta il bottino dell’ennesima, miserabile, campagna di ordinaria provocazione. Il copione di sempre viene rispettato con stolida puntualità. Quando il conflitto sociale si alza, mentre la classe politica si dibatte nelle sue molte miserie e lo scollamento tra istituzioni e paese reale si fa sempre più evidente, le fiammate che più di tutte fanno comodo al potere sono quelle dei pacchi esplosivi inviati in busta chiusa. Lo scorso marzo c’era andato di mezzo un lavoratore delle poste. Pochi giorni fa, a dicembre, sono rimasti menomati due addetti alla corrispondenza delle ambasciate svizzera e cilena a Roma. Nell’esprimere a entrambi la nostra solidarietà, ricordiamo che uno dei due feriti è un compagno attivo nella ex Lavanderia Occupata di Roma.

Queste imprese sono compiute appropriandosi dell’acronimo della Federazione Anarchica Italiana – FAI – che, invece, ha una tradizione di lotte concrete e a viso aperto per la reale liberazione di ogni essere umano da ogni potere.
D’altra parte, pur non sapendo da chi siano fatte, sono le azioni che qualificano chi le compie, e la sedicente “federazione anarchica informale - FAI”, nata – o forse creata – solo qualche anno fa, si qualifica da sola: non è da anarchici colpire nel mucchio; non è da anarchici sfuggire alle proprie responsabilità nascondendosi dietro un nome che è di altri; non è da anarchici praticare la violenza colpendo gli innocenti e con una logica intrinsecamente autoritaria e avanguardistica.

Il gioco è scoperto, e lo avevamo capito sin dall’inizio: si tenta di coinvolgere il movimento libertario in operazioni funzionali all’azione repressiva indiscriminata dei governi e che oggettivamente si sommano alle provocazioni che lo Stato mette in atto per criminalizzare il dissenso. Grazie a queste trovate incendiarie, lo Stato italiano e i fautori dell’ordine costituito tornano a giocarsi la carta della “emergenza terrorismo”: il modo migliore per lasciare marcire in galera i detenuti politici e mantenere vivo e vegeto il sistema di dominio. Quando scoppiano le bombe, infatti, è la gente comune che comincia ad avere paura. E quando si ha paura si è meno disposti a desiderare una vita diversa e a mettersi in gioco.

Eppure, la gravità della situazione in cui versa l’Italia (in un contesto planetario) merita uno sforzo in termini di analisi e di intervento politico che non possono essere disattesi, e che hanno bisogno del massimo grado di impegno e responsabilità rivoluzionari. Sono tante e urgenti le sfide da affrontare: la ferocia dell’attacco sferrato dal capitalismo contro il mondo del lavoro; la dilagante repressione portata avanti dallo Stato nei confronti dell’opposizione sociale; l’insostenibile violenza usata dal potere per schiacciare le categorie più esposte alla precarietà e all’impoverimento; l’insopportabile militarizzazione dei territori in un’ottica di guerra interna ed esterna; il pervasivo controllo sociale in un orizzonte orwelliano di restringimento della libertà; la continua ingerenza del potere clericale nelle dinamiche sociali; la devastante opera di sfruttamento e distruzione delle risorse naturali e dell’ambiente; e molto altro ancora.

Di fronte a tutto questo, il Congresso della Federazione Anarchica Italiana è consapevole di quanto sia difficile vivere in un mondo intriso di autoritarismo dove il modello culturale che domina le esistenze di tutti è plasmato sull’egoismo e la sopraffazione, sulla disuguaglianza e la discriminazione. Tuttavia, e proprio in ragione dell’urgenza dell’Anarchia come opzione praticabile e umanamente sostenibile per far fronte all’abbrutimento in cui il sistema ci mortifica, il Congresso della FAI ribadisce e rilancia l’impegno costante all’interno dei conflitti e delle lotte reali: per promuovere e sviluppare percorsi concreti di autogestione e autorganizzazione attraverso l’azione diretta e senza deleghe; per diffondere i valori e le pratiche di libertà e solidarietà in tutti i contesti del vivere comune, sempre dalla parte degli oppressi e contro gli interessi di chi detiene il potere politico ed economico; per la liberazione di tutta l’umanità dalla schiavitù dello stato e del capitalismo.

Viva la F.A.I.!
Viva l’Anarchia!

Il XXVII Congresso della Federazione Anarchica Italiana – FAI

Roma, 6/7/8/9 gennaio 2011

Cronaca Percorso:ANSA.it > Cronaca > News Thyssen: fu omicidio volontario, 16 anni a capo azienda

TORINO - La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l'omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp.
L'amministratore delegato dell'azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione.
Gli altri cinque dirigenti del processo per il rogo alla Thyssenkrupp sono stati condannati dalla Corte di Assise di Torino per cooperazione in omicidio colposo. La pena è di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; a dieci anni e dieci mesi di reclusione è stato condannato Daniele Moroni.
Alla lettura del dispositivo, che è tuttora in corso, un parente delle vittime ha avuto un leggero malore; portato fuori dall'aula, è stato soccorso dagli operatori della Croce Verde e del 118.
AZIENDA CONDANNATA A SANZIONE DI UN MLN DI EURO - Un milione di euro di sanzione pecuniaria, l'esclusione da contributi e sovvenzioni pubbliche per sei mesi, il divieto di farsi pubblicità per sei mesi: sono le pene cui è stata condannata la Thyssenkrupp alla fine del processo di Torino. La multinazionale dell'acciaio è stata chiamata in causa come persona giuridica. La sentenza, per ordine dei giudici, dovrà essere pubblicata su una serie di quotidiani e affissa nel Comune di Terni, dove c'è la principale sede italiana del gruppo.
RISARCIMENTI PER MLN EURO A PARTI CIVILI - Risarcimenti nell'ordine complessivo di svariati milioni di euro sono stati riconosciuti dalla Corte di Assise di Torino alle parti civili del processo Thyssenkrupp. Gli indennizzi sono andati alla Regione Piemonte (973 mila euro), alla Provincia di Torino (500 mila), al Comune (un milione più il diritto a fare una causa civile supplementare), ai sindacati Fim, Fiom, Uilm, Flm-Cub, all'associazione Medicina Democratica, e alle decine di ex colleghi delle vittime che lavoravano nello stabilimento di Torino.
PARENTI, FATTA GIUSTIZIA MA NON RIAVREMO NOSTRI CARI - E' stata fatta giustizia, ma non riavremo i nostri cari: parenti delle vittime del rogo della Thyssenkrupp usano tutti le stesse parole. Si stringono in abbracci, qualcuno piange, qualcuno applaude, qualcun altro resta immobile, quasi impassibile ad ascoltare il lunghissimo dispositivo: è la fine di un calvario durato decine di mesi. Nessuno gioisce, non trapela, se non pallida, neanche la soddisfazione di una sentenza che hanno atteso udienza dopo udienza. "E' andata bene - dice Grazia, la mamma di Rosario Rodinò - e ringrazio il dottor Guariniello per il lavoro fatto, è stato bravissimo. Speravo in questa sentenza, ma non me la aspettavo. Adesso cercherò di andare avanti: mio figlio non lo riavrò più, ma gli avevo promesso giustizia e ho fatto di tutto perché fosse così". "Forse - aggiunge - è stata scritta una pagina di storia, ma non riesco a pensare ad altro che a mio figlio. Questa condanna per loro - ha detto riferendosi agli imputati - è ancora poco, dato che loro sono ancora vivi e mio figlio è in un buco. Adesso ho ancora la speranza nella giustizia di Dio". "E' stata una condanna esemplare - ha aggiunto Isa Pisano, madre di Roberto Scola - che abbiamo atteso per tanto tempo. Purtroppo, il nostro dolore non finirà mai. Al dottor Guariniello dico grazie mille volte". Tra i pochi a rimanere impassibili alla lettura della sentenza, indossando una maglietta nera che chiede "condanne esemplari" nei confronti degli imputati è stato Antonino Santino, padre di Bruno. "Se le pene fossero state più severe - ha detto - sarebbe stato ancora meglio. E' stata fatta una buona parte di giustizia, ma non ancora tutta. Per me sarebbe stata più appropriata una condanna all'ergastolo. Il dottor Guariniello è stato bravissimo, gli abbiamo stretto più volte la mano, lo faremo ancora, per dirgli il nostro grazie".
SOPRAVVISSUTO IN LACRIME,CHI HA SBAGLIATO HA PAGATO - "Chi ha sbagliato ha pagato": scoppia a piangere, si copre il viso con le mani, poi si fa forza e con voce rotta, Antonio Boccuzzi, unico sopravvissuto al rogo della Thyssemnkrupp, ora deputato del Pd, commenta a caldo la sentenza della Corte di Assise di Torino. "Dedico questa sentenza a tutti i morti di quella notte - dice nell'aula dove è stato appena letto il dispositivo della setenza - a chi ha perso la vita sul posto di lavoro e a mia madre che è scomparsa da poco". "E' stata fatta giustizia - aggiunge - anche se, fino alla lettura della sentenza, avevamo paura che succedesse qualcosa di diverso". "E' un risarcimento morale importante e dovuto a tutti i familiari - conclude - Era un'esigenza che avevamo tutti e non é una forma di vendetta. Chi ha sbagliato, ha pagato".
AZIENDA, CONDANNA A.D. 'INCOMPRENSIBILE' - La condanna di Herald Espenhahn Nhahn in primo grado per "omicidio con dolo eventuale" in seguito al rogo di Torino è per la Thyssenkrupp "incomprensibile e in spiegabile". Lo si legge in un comunicato diffuso dall'azienda dopo la decisione dei giudici di Torino. "Per l'ulteriore corso del procedimento - si afferma ancora nella nota - si rimanda alle dichiarazioni degli avvocati difensori".
Nel comunicato la Thyssenkrupp esprime ai familiari delle vittime ''il suo più profondo cordoglio e rinnova il suo grande rammarico per il tragico infortunio avvenuto in uno dei suoi stabilimenti". "Nelle sue linee guida - sottolinea ancora l'azienda -, il Gruppo conferma che la sicurezza sul posto di lavoro è un obiettivo aziendale di assoluta importanza, pari alla redditività e alla qualità dei prodotti, e che si deve provvedere con ogni mezzo a garantire la stessa. Una tragedia simile - conclude la Thyssenkrupp - non si dovrà ripetere mai più".
IDV, SENTENZA STORICA, ORA STOP OMICIDI 'BIANCHI' - "La sentenza del tribunale di Torino é finalmente un piccolo faro di giustizia nelle tenebre che il governo Berlusconi ci ha imposto. E' una decisione storica: d'ora in poi l'omicidio dei lavoratori, per precise responsabilità dei dirigenti e degli azionisti, non dovrà più essere definito 'bianco'": così il responsabile welfare e lavoro dell'Italia dei valori, Maurizio Zipponi che aggiunge: "Infatti, con questa sentenza, viene considerato un omicidio e basta e deve essere perseguito con le azioni opportune. Speriamo che altre preture seguiranno la stessa strada dei giudici torinesi perché - conclude - ogni anno in Italia avvengono circa mille omicidi sui luoghi di lavoro".
FERRERO, E' UNA SENTENZA DI GIUSTIZIA - "Una sentenza non restituisce una vita, ma questa è una sentenza di giustizia": lo ha detto Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista, che sta ascoltando la lettura del lungo dispositivo del processo Thyssenkrupp.
SACCONI, DIMOSTRA ASSETTO SANZIONATORIO ADEGUATO - "La sentenza ha accolto il solido impianto accusatorio e costituisce un rilevante precedente. Essa dimostra peraltro che l'assetto sanzionatorio disponibile è adeguato anche nel caso delle violazioni più gravi". Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, commenta la sentenza Thyssen. "La tragedia di Torino - osserva - impone soprattutto una più diffusa ed efficace azione preventiva perché anche la sentenza più rigorosa non può compensare la perdita di vite umane e il grande dolore che ha prodotto. La via maestra rimane la collaborazione bilaterale paritetica tra aziende e organizzazioni dei lavoratori accompagnata da una idonea attività di vigilanza. Dovremo in ogni caso riflettere, a fini di maggiore omogeneità ed efficacia - sottolinea Sacconi - sull'opportunità di riportare alle funzioni centrali tutta la competenza in materia di salute e sicurezza nel lavoro e la relativa attività di controllo come era disposto dalla riforma costituzionale che non superò l'esame referendario. Su questo punto la modifica della Carta costituzionale potrebbe essere largamente condivisa da tutte le forze politiche e sociali".
FIOM TORINO, LEZIONE DI CIVILTA' - "Da Torino una lezione di civiltà. Questa sentenza non restituirà i sette operai alle loro famiglie ma almeno rende loro giustizia, con una condanna esemplare che farà storia e che speriamo aiuti tutti a contrastare in modo più efficace la piaga degli omicidi sul lavoro". Lo afferma Federico Bellono, segretario generale della Fiom torinese, parte civile nel processo. "Dalla costituzione di parte civile nostra e di altri - sottolinea - deriva un'assunzione di responsabilità soprattutto per il futuro. Questa sentenza rappresenta anche una spinta a non indebolire ma invece a rafforzare le norme sulla sicurezza nel lavoro".
LEGALE DIFESA, E' SCONSOLANTE, FAREMO APPELLO - "Vedere cose di questo tipo è sconsolante": lo ha detto l'avvocato Cesare Zaccone, uno dei difensori della Thyssenkrupp, dopo la lettura della sentenza. "Faremo appello - ha aggiunto - ma non credo che otterremo molto di più'".

SCANDALO SANITA' PARMA COMUNICATO

Tutti ormai siamo a conoscenza delle note vicende giudiziarie che coinvolgono, come parte lesa,  l'Ospedale Maggiore di Parma. Non...