sabato 31 agosto 2013

Antonin Artaud





fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Antonin_Artaud



Antonin Artaud (Marsiglia, 4 settembre 1896Ivry-sur-Seine, 4 marzo 1948) è stato un commediografo, attore teatrale, scrittore e regista teatrale francese.
Nel libro Il teatro e il suo doppio, Artaud espresse la sua ammirazione verso le forme orientali di teatro, in particolare quello balinese. L'ammirazione ispiratagli dalla fisicità ritualizzata e codificata della danza balinese, gli ispirò le teorie esposte nei due manifesti del "Teatro della Crudeltà". Per crudeltà non intendeva sadismo, o causare dolore, ma lo stimolo al sacrificio di qualunque elemento non concordante al fine della rappresentazione. Artaud riteneva che il testo avesse finito con l'esercitare una tirannia sullo spettacolo, ed in sua vece spingeva per un teatro integrale, che comprendesse e mettesse sullo stesso piano tutte le forme di linguaggio, fondendo gesto, movimento, luce e parola






Antoine Marie Joseph Artaud nacque da una famiglia borghese. Suo padre, Antoine Roi, era capitano di lungo corso e sua madre, Euphrasie Nalpas, era originaria di Smirne (Turchia). I suoi ricordi d'infanzia rievocano un clima di affetto e calore, turbato però dal manifestarsi di una grave malattia. All'età di quattro anni, infatti, Antonin fu colpito da una grave forma di meningite, alla quale furono attribuiti tutti i problemi neurologici di cui Artaud soffrì in seguito, in particolare crisi di nevralgia, balbuzie ed episodi di depressione grave.
Artaud subì quindi una lunga serie di ricoveri in sanatorio, con una pausa di due mesi (tra il giugno ed il luglio del 1916), durante i quali si arruolò nell'esercito, dal quale venne presto scartato per episodi (autoindotti) di sonnambulismo. Durante i periodi trascorsi in sanatorio lesse Rimbaud, Baudelaire e Poe. Nel maggio 1919 il direttore del sanatorio gli prescrisse il laudano, facendolo precipitare nella dipendenza a vita dagli oppiacei.
Nel marzo 1920 Artaud si trasferì a Parigi, si avvicinò ai surrealisti ed iniziò ad interessarsi di teatro. Quello stesso anno incontrò Lugné-Poë, direttore del Théâtre de l'Œuvre, noto per mettere in scena autori come Maurice Maeterlinck, Alfred Jarry, Oscar Wilde, Henrik Ibsen, a favore di una "tradizione di teatro perduta" contro i gusti di un teatro francese sclerotizzato sul repertorio del Secondo Impero, fatto di commedie borghesi e tragedie antiche. Assunto da Lugné-Poë, Artaud rivelò grandi doti di attore e di artista eclettico, creando scene e costumi per La vita è sogno di Calderón de la Barca. In seguito, su suggerimento di Max Jacob, lavorò con Charles Dullin, che aveva da poco fondato il Théâtre de l'Atelier, riprendendo la riforma di Jacques Copeau interrotta dalla Prima guerra mondiale con l'intento di resuscitare lo spirito degli antichi "Compagnons du Devoir" del Medioevo. In questa circostanza incontrò "Génica Athanasiou", attrice e sua futura amante, che interpretava il ruolo di "Antigone" nell'omonima messa in scena della tragedia classica, la cui scenografia era stata disegnata per l'occasione da "Picasso". Nel 1923 lasciò Dullin e passò nella compagnia di Georges e Ludmilla Pitoëff.
Sempre nel 1923, la prima raccolta di scritti di Artaud venne rifiutata da Jacques Rivière, direttore della Nouvelle Revue Française, e fra i due iniziò una corrispondenza, nella quale Artaud spiegava come la scrittura fosse per lui una lotta tra l'incompletezza formale e l'introspezione a causa di una spaventevole malattia dello spirito che lo abbandonava in balia di un pensiero intermittente:
« Il pensiero mi abbandona a tutti i livelli. Dalla pura essenza del pensiero fino al fatto esteriore della sua materializzazione attraverso le parole. Parole, forme di frasi, direzioni interiori del pensiero, reazioni semplici dello spirito, sono alla costante ricerca del mio essere intellettuale »
(A. Artaud)






Sebbene questo non fosse il motivo principale dello scambio epistolare tra i due, basato invece sull'esigenza di ammissibilità letteraria sentita da Artaud riguardo alle sue "creazioni abortite", Jacques Riviere pubblicò la corrispondenza sulla rivista, colpito dall'estrema contrapposizione tra la lucidità dell'autodiagnosi in forma epistolare e la vaghezza dell'operato in poesia.
Deluso dal teatro che gli proponeva solo piccoli ruoli, Artaud si volse al cinema, alla ricerca di maggiore spazio. Si rivolse allora a suo cugino Louis Nalpas, direttore artistico della Société des Cinéromans, che gli fece ottenere una parte in Surcouf, le roi des corsaire di Luitz-Morat e in Fait divers, un cortometraggio di Claude Autant-Lara, girato nel marzo 1924.
Divenuto per qualche tempo direttore dell'Ufficio delle ricerche surrealiste, scrisse varie sceneggiature cinematografiche e alcuni poemi in prosa, ed alcuni dei suoi testi furono pubblicati su La Révolution surréaliste, l'organo del gruppo surrealista. Alla fine del 1926, nel corso di una riunione del gruppo, venne proposta l'adesione al partito comunista francese. La proposta si scontrava con l'idea di rivoluzione culturale e spirituale totale, non politica, che Artaud aveva espresso in una dichiarazione adottata dai surrealisti il 27 gennaio 1925:
« Il SURREALISMO non è un movimento espressivo nuovo o più facile, né una metafisica della poesia; è un mezzo di liberazione totale dello spirito »
(A. Artaud)

Artaud si oppose all'adesione, schierandosi contro tutti gli idoli di abbrutimento e fu escluso dal movimento surrealista che, tra l'altro, non aveva espresso l'entusiasmo aspettato per il "teatro rivoluzionario" da lui proposto.
Sempre grazie all'intermediazione del cugino Louis Nalpas, Artaud entrò in contatto in questo periodo con Abel Gance, che gli promise il ruolo di Marat nel film Napoléon (1927), in preparazione. Tentò anche, senza successo, di ottenere la parte di Roderick Usher nel film La chute de la maison Usher (1927) di Jean Epstein.
Nel 1926 aveva fondato con Roger Vitrac e Robert Aron il Théâtre Alfred Jarry; il nome fu scelto in maniera provocatoria in onore di Alfred Jarry, autore della patafisica, molto amato in ambito surrealista. L'esperienza fu breve e nel 1930, per mancanza di fondi, il teatro chiuse i battenti dopo la messa in scena e la direzione da parte di Artaud di Le mystères de l'amour di Vitrac (1927), la sua commedia Le ventre brûlée ou la mère folle, Gigogne di Aron, Le partage de midi di Claudel (1928), Il sogno di Strindberg (1928) e Victor ou les enfants au pouvoir di Vitrac.
Nel 1931, avvenne l'incontro fondamentale con il teatro balinese, in occasione di uno spettacolo presentato nel quadro dell'Esposizione coloniale. Ne ricevette una forte impressione, decidendo di usare il teatro balinese come esempio e conferma di una convinzione maturata in lui in quel periodo: il teatro deve avere un proprio linguaggio, un linguaggio che non coincide con quello delle parole e che si fonda, all'opposto, sulla fisicità degli attori.
« Dal dedalo di gesti, atteggiamenti, grida lanciate nell'aria, da evoluzioni e giravolte che non lasciano inutilizzata nessuna parte dello spazio scenico, si sprigiona il senso di un nuovo linguaggio fisico basato su segni e non più su parole »
(A. Artaud)
« Il Teatro Balinese ci rivela l'esistenza sotterranea di una sorta di vero linguaggio scenico, di una tale efficacia che sembrerebbe abolire perfino i movimenti spirituali che sembrano avergli dato nascita, e tale da rendere impossibile e inutile ogni traduzione in parole ... C'è dell'assoluto in questa sorta di costruzioni nello spazio, uno stile di vero assoluto psichico che solo degli Orientali possono rivelarsi capaci di ricercare »
(A. Artaud, lettera a Jean Paulhan, 5 agosto 1931)






Nel 1935 tentò di mettere in pratica le sue teorie teatrali elaborate sul "Teatro della Crudeltà" (il cui primo manifesto risale al 1932, il secondo al 1933) e di riscattare il Théâtre Alfred Jarry, mettendo in scena il dramma I Cenci al Thèâtre des Folies-Wagram, che fu però un insuccesso.
Artaud salpa da Anversa l'11 gennaio 1936 diretto in Messico, dopo aver risolto problemi pratici (finanziamenti e incarico per la "missione ufficiale" direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione), motivato dalla recente riscoperta della cultura indigena precortesiana, di base metafisica e intrisa di totemismo, che lo avrebbe aiutato a ritornare all'idea metafisica del teatro e della pittura. Questi propositi dichiarati più volte in forma epistolare sembrano non combaciare con l'atteggiamento descritto da Luis Cardoza y Aragón, traduttore di Rimbaud suo conoscente e compagno di viaggio a Città del Messico, che lo racconta in condizione di estrema solitudine e lontananza, difficoltà economica e dipendenza da droghe:
« No soy testigo de Artaud en México, calcinado por la droga y el sufrimiento »
(L. Cardoza y Aragon])

È in Messico che Artaud sperimenta il Peyote. Durante il viaggio Artaud ebbe l'occasione di tenere tre conferenze all'Anfiteatro Bolivar dell'Universidad Nacional Autónoma de México o UNAM di Città del Messico: "Surrealismo e rivoluzione" il 26 febbraio 1936, "L'uomo contro il suo destino" il 27 febbraio 1936 e "Il teatro e gli dei" il 29 febbraio 1936. A causa di difficoltà economiche, ma anche di esigenza espressiva e teorica, è in questo periodo che Artaud fece pubblicare "Il teatro e il suo doppio", da Jean Paulhan, subentrato alla direzione della Nouvelle Revue Française dopo la morte di Jacques Rivière (14 febbraio 1925). Significativa l'esperienza che Artaud raccontò di aver vissuto tra gli Indios Tarahumara.
Nel 1936, di ritorno dall'Irlanda, Artaud venne arrestato, bloccato con una camicia di forza e, tornato in Francia, internato in diverse cliniche, dove sperimentò angoscia e fame, quindi cinquantuno cadute in coma da elettroshock nei successivi nove anni, fino al 1945. Nel settembre del 1945 Artaud di riferisce al suo internamento spiegando a Henri Parisot:
« Se otto anni fa sono stato internato e da otto anni mantenuto internato, questo dipende da una palese azione della cattiva volontà generale che a nessun costo vuole che Antonin Artaud, scrittore e poeta, possa realizzare nella vita le idee che manifesta nei libri, perché si sa che Antonin Artaud ha in sé mezzi d'azione di cui non si vuole che si serva, quando invece lui vuole, insieme a qualche anima che gli vuole bene, uscir fuori da questo mondo servile, di un'idiozia asfissiante e per gli altri e per sé, e che si compiace di questa asfissia. »
(Antonin Artaud)






Nel gennaio del 1943 fu trasferito alla clinica Rodez del dr. Ferdière, sperimentatore dell'"arte terapia" ma anche sostenitore dell'utilità della terapia elettroconvulsivante. In questo periodo Artaud iniziò a scrivere e disegnare su piccoli quaderni tascabili, convinto dell'esistenza imprescindibile di un nesso tra scrittura e disegno, rafforzato dal potere evocativo del suono delle parole. Ne è un esempio lampante la produzione di glossolalie e quella degli ultimi schizzi, sempre accompagnati da testo, ma soprattutto la creazione di gris-gris pour en revenr à l'homme, delle sorts datate che dovevano provocare effetti magici, parapsichiatrici, come fossero esorcismi o controfatture destinate ognuna a una persona specifica.
Nella primavera del 1946 Artaud lasciò Rodez e fu accolto a Ivry nella clinica del dr. Delmas che gli permise libertà di movimenti, così che poteva recarsi quasi quotidianamente a Parigi e mantenere i contatti con le persone a cui era legato: scrittori, artisti, uomini di teatro, tra cui Pierre Loeb, il quale suggerì ad Artaud di scrivere qualcosa su Van Gogh. Fu in questa occasione che Artaud ne commentò la mostra parigina, in un libro dai toni accesi, di denuncia contro la società e il sistema psichiatrico in particolare, responsabile, secondo lui, dell'alienazione dei folli, invidioso della genialità. Il libro "Van Gogh il suicidato della società" rispondeva aspramente all'articolo del Dr Beer Sa follie?, da poco pubblicato sull'ultima pagina del settimanale Arts del venerdì 31 gennaio 1947, interamente dedicata a Van Gogh e alla mostra tenuta all'Orangerie:
« Van Gogh era uno squilibrato con eccitazioni violente di tipo maniacale, con scatenamenti brutali come manie rabbiose (forme miste di Kraepelin). Aveva una pesante eredità dovuta a una probabile specificità del padre, morto di un ictus apoplettico (il fratello maggiore era nato morto, quello minore morto demente); dal lato materno, dichiarò lui stesso di avere tare epilettiche. Sin dall'infanzia, attirava l'attenzione dei parenti per i suoi capricci, la sua caparbietà, ed accessi di collera violenti e convulsivi. »
« La sua mancanza di ponderazione mentale si rivelava nelle eccentricità: ingoia i colori, minaccia Gauguin e il dottor Gachet, esce di notte per dipingere alla luce di una corona di candele fissate sul cappello; ossessionato da idee di autocastrazione, si mozza il lobo di un orecchio. »
(Dr Beer)

Artaud scrisse il saggio con l'intento di denunciare una società dalla "coscienza malata", per riscattare il grande artista, Van Gogh, la sua pittura "forsennata", ma anche se stesso. Una leggenda, alimentata dallo stesso Pierre Loeb, vuole che quest'opera sia stata scritta nell'arco di due pomeriggi. Le date dei primi appunti, fine gennaio 1947, e quelle degli ultimi, inizio marzo 1947, smentiscono questa diceria.
Nel gennaio 1948 Artaud morì da solo nel suo pavillon, seduto di fronte al letto, con la sua scarpa in mano, forse per una dose letale del farmaco chloral.



Petrolini contro tutti. La comicità anarchica che “piegò” il fascismo


fonte: http://www.oltremedianews.com/7/post/2012/10/petrolini-contro-tutti-la-comicit-anarchica-che-pieg-il-fascismo.html



Leggenda vuole che quando in una proiezione privata Hitler vide Il grande dittatore di Chaplin, il Führer rise di se stesso. Ma questa è leggenda, ed in quanto tale è viziata da parte una parte di verità e da una parte di suggestione. A tutti piace pensare che Hitler potesse ridere della sua parodia. Invece la storia racconta, con tanto di documenti ufficiali, che un altro uomo ridicolizzò l’altra dittatura dell’asse, il regime fascista, ma il Duce stesso fu costretto,data la popolarità dell’attore, a fregiarlo della medaglia per il valore nelle arti. Quest’uomo era Ettore Petrolini.




Il punto di forza della comicità petroliniana era la pungente satira contro ogni forma di potere, politico, clericale, “intellettuale”. Le macchiette di Petrolini colpivano a 360 gradi tutta la società dell’epoca. Dal popolano – come nello sketch di Gigetto er bullo – all’artista bohémien impersonificato con il personaggio di Gastone, fino ad arrivare proprio alla gerarchia fascista, ed al Duce stesso, ritratto come Nerone. Il miglior giudizio, per comprendere chi fosse Petrolini, fu dato dal regista Alessandro Blasetti, che girò con l’attore un lungometraggio basato proprio sul personaggio di Nerone. Per Blasetti Petrolini era: “Prepotente, geniale e popolare” precisando, su quest’ultimo termine, “non in senso generico, intendo di razza, di sangue popolare”. Difatti Petrolini era figlio della suburra, e rivendicava sempre questo suo essere popolano dedicando al suo quartiere la bellissima e dimenticata canzone A via Cavour tra arance e mandarini e chiudendo ogni suo spettacolo, anche quelli all’estero, con l’inno alla romanità da lui scritto Una gita a li castelli







Ed era proprio questo suo essere “figlio del popolo”, anzi del “popolino” che fece la sua fortuna artistica. Petrolini coniugava l’ironia nazional-popolare con la sperimentazione teatrale. Il personaggio di Fortunello fu uno dei primi esempi di dadaismo portato sulle scene, così come l’introduzione del nonsense, come nella canzone I salamini. Ma Petrolini aveva uno sguardo attento anche alle avanguardie artistiche che si stavano formando in Italia, alle quali, con il suo solito fare, strizzava l’occhio prendendole in giro. Così con Marinetti e il futurismo che omaggiava/ridicolizzava nei suoi spettacoli con una serie di versi maltusiani - tipica composizione futurista che distorceva la grammatica e troncava l’ultima parola della frase -  “Petrolini è quella cosa /  che ti burla in ton garbato / poi ti dice: ti à piaciato? / se ti offendi se ne freg!”. Eppure la grande sperimentazione ed innovazione teatrale la si riscopre nel suo rapporto con il pubblico.


Molto prima del “teatro impegnato” degli anni 70 che voleva rendere il pubblico “spettatore attivo” e non meramente “passivo”, già Petrolini, durante la macchietta sul Nerone (alias Mussolini) era solito prima elogiare il pubblico per poi offenderlo, lanciando un atto di accusa verso a gente che in silenzio accettava la dittatura, senza rendersi conto che questa, se da un lato gli elargiva panem et circenses, dall’altro strozzava le libertà fondamentali. Petrolini era, come recita anche la targa sulla sua dimora, colui che raccoglieva l’eredità di Pasquino, il satirico misterioso, la voce anonima di Roma, che dall’epoca imperiale scriveva sui muri mirate satire contro qualsiasi forma di potere, dai Cesari ai Papi. Petrolini, vero comico anarchico, accettò questo “dovere”, in un periodo oscuro per la libertà di espressione, quello che lui stesso definiva “il periodo della musoneria italiana”. E lo fece senza mezzi termini. La comicità petroliniana era sprezzante, diretta, Un continuo e sistematico J’accuse, contro ogni forma di vizio e di virtù italica.






 Il suo carattere, irascibile e “prepotente” – come dice Blasetti – era la sua arma per non farsi mettere i piedi in testa. Fu il primo a parlare dell’uso di droghe nel mondo dello spettacolo: la fine del testo di Gastone, satira contro l’attore viveur dell’epoca dei telefoni bianchi, recita “Rina / son per lei la cocaina / se la prende a colazione /pensando a Gastone!”. Fu l’unico a denunciare la magistratura e la polizia colluse con la dittatura, come nello sketch su Girolimoni. E tutto ciò facendo ridere e divertire il pubblico delle sue stesse sciagure, ma ricordandogli sempre – anche parlando apertamente – che era proprio il popolo, succube, timoroso, a rendersi primo complice della “tirannia”. La sua fama divenne talmente ampia e internazionale da guadagnarsi lo status di intoccabile dal regime che, come detto sopra, fu costretto ad omaggiarlo. La sua capacità critica colpiva tutti, senza differenze, anche la parte più potente di Roma: il Vaticano. Petrolini, da sempre anticlericale, perfino in punto di morte, raccontano le biografie, dopo aver ricevuto l’olio dell’estrema unzione, disse “Mo so fritto”. Con l’arma dell’ironia graffiante sbeffeggiava anche la morte, anche se stesso e la sua salute, subito dopo l’infarto che lo colpì compose una delle sue canzoni più celebri Tanto pe’cantà, ed è proprio all’infarto che si riferisce nella strofa “me sento un friccico ner core”. Petrolini era questo: un artista che sfidava tutti, anche se stesso, anche il pubbico che lo celebrava. I suoi personaggi non erano semplici caratterizzazioni di prototipi sociali, non erano banali imitazioni, lui stesso diceva: “Imitare non è arte perché se fosse così ci sarebbe arte anche nella scimmia e nel pappagallo. L’arte sta nel deformare”.


 I suoi personaggi erano trasfigurazioni portate all’estremo, specchi nel quale, chiunque poteva riconoscersi, ma che mostravano la parte peggiore, la mostruosità delle piccolezze, delle debolezze e della cattiveria umana. I suoi personaggi erano malvagi, crudeli, ignavi, e tutto ciò rallegrava la gente come chi dinanzi alla paura scoppia in una risata isterica. L’esempio massimo è proprio il personaggio di Petrolini forse più celebre ma sicuramente più enigmatico: Fortunello. In un testo che sembrava un fluire di nonsense in realtà Petrolini smascherava le inquietudini e le depravazioni più profonde della psiche umana: feticismi, personalità bipolare, violenza, maschilismo, incoerenza, falsa moralità religiosa, il tutto condito da una divertente musichetta da avanspettacolo e da una maschera mostruosa che Petrolini indossava. Il pubblico, cantava, rideva e scoppiava in un applauso scrosciante all’ultima strofa del pezzo che diceva “Sono un uomo dei più cretini sono Petrolini”. In quello sberleffo finale verso se stesso Petrolini si rivendicava l’appartenenza a quelle folla che tanto dileggiava ma contemporaneamente, con prepotenze e genialità, si elevava a monito sopra di esso, vedendo, in quel pubblico che rideva di se stesso, senza rendersene conto, compiuta la sua più grande impresa.

                                                                                                                          Antonio Siniscalchi



venerdì 30 agosto 2013

Parma: Via Iacchia, bomba carta davanti alla sede di Casa Pound

"Nella notte i soliti ignoti -si legge in una nota di Casa Pound- hanno posizionato un ordigno che ha fatto saltare la saracinesca accanto alla sede del nostro movimento". Lo afferma Pier Paolo Mora, responsabile provinciale di CasaPound Italia a Parmaredazione30 agosto 2013"Nella notte i soliti ignoti -si legge in una nota di Casa Pound- hanno posizionato un ordigno che ha fatto saltare la saracinesca accanto alla sede del nostro movimento”. Lo afferma Pier Paolo Mora, responsabile provinciale di CasaPound Italia a Parma, che aggiunge: “Questo è il risultato del clima di tensione scatenato in questi giorni da Anpi, Cgil e Pdci che con i loro comunicati deliranti non fatto altro che creare le premesse per azioni di questo tipo. Da tempo CasaPound ha chiesto un incontro al sindaco per confrontarsi sul clima di tensione in città ma ancora non abbiamo ottenuto risposta. CasaPound Parma esprime intanto la massima solidarietà al proprietario del locale danneggiato e invitiamo ancor di più la cittadinanza a partecipare alla nostra festa poiché una parte del ricavato sarà destinato alla riparazione della saracinesca”.
Fonte: http : / / parmatoday.it

giovedì 29 agosto 2013

No Tav, ancora repressione in Val Susa





COMUNICATO DEL 28 AGOSTO 2013.


Anche questa mattina, come ieri, la procura tormenta il sonno dei no tav. Questa volta nel mirino c’è Giuliano, alle 5.50 si è trovato la digos che prendeva a pugni la porta del suo appartamento svegliando l’intero palazzo. Entrano con un mandato di perquisizione, che però non mostrano subito ma dopo svariate richieste, e la scena si ripete. Vengono sequestrati computer, telefoni, macchine fotografiche, memorie esterne e qualche maglietta.

Mentre alla sua compagna, a casa con lui in quel momento, non vengono date spiegazioni e gli viene impedito di leggere gli atti, Giuliano viene portato in questura per foto segnaletiche, impronte digitali e la consegna dei verbali di sequestro. Scopriamo dalle carte che Giuliano viene indagato perché alla marcia degli over 50, durante la quale si era offerto di fare delle fotografie, avrebbe usato “violenza e minacce” verso una persona, di cui non ci è dato sapere le generalità, la quale veniva intimidita allo scopo di farsi consegnare prima i documenti e poi il telefono!  Al via sui giornali le teorie più assurde dei pennivendoli di regime. A noi sembra l’ennesimo attacco per perseguitare il dissenso in valle portato avanti pari passo da giornalisti prezzolati e i PM più fedeli al partito. Come comitato e come solidali crediamo che sia giunto il momento che la Valle dia una risposta seria a queste angherie nei confronti dei no tav.



Solidali e vicini ai nostri amici e compagni continuiamo a lottare perché abbiamo ragione! 

Comitato NO TAV Spinta dal Bass - Spazio sociale VisRabbia

venerdì 23 agosto 2013

Cantieri del'Immaginario: Il cantautore anarchico Alessio Lega a piazza dei Gesuiti

fonte: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Cantieri-del-Immaginario-Il-cantautore-anarchico-Alessio-Lega-a-piazza-dei-Gesuiti/123455.htm




giovedì 01 agosto 2013

Con il concerto coinvolgente di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, seguito da una folto pubblico è iniziata la serie di tre concerti “Gong Oh!” Rassegna di Musica e Canzoni di EVAQ Eventi Aquilani e “Spazio Jazz” per la Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” nell’ambito de I Cantieri dell’Immaginario, il progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune dell’Aquila che coinvolge le istituzioni culturali cittadine.
Il secondo appuntamento è per Venerdì 2 agosto in Piazza dei Gesuiti, con inizio alle ore 21,30 e porta a L’Aquila per la prima volta un cantautore pugliese scrittore e militante anarchico, poco più che quarantenne, Alessio Lega per presentare in concerto con Francesca Baccolini al contrabbasso e Rocco Marchi alle chitarre e percussioni, il suo ultimo album “Mala Testa”.
Un cantastorie, così Alessio Lega si definisce, e come tale il suo lavoro si basa fondamentalmente sulla ricerca e il mantenimento della memoria.
Forte è il tema della “ribellione”. Le sue rime sono spesso aspre, dall’ironia tagliente, ed hanno la capacità di saper raccontare le storie in maniera perfettamente lucida e dettagliata, nello spazio di una canzone.
Mala Testa è il sesto disco inciso da Alessio Lega. Dopo il premiatissimo Resistenza e amore, (Targa Tenco Miglior Opera Prima 2004) - opera classica e sperimentale, politica e sentimentale, prodotta musicalmente con i Mariposa - Alessio si era dedicato alla rilettura del patrimonio musicale francofono e internazionale, riadattando per la nostra lingua e per il nostro presente capolavori misconosciuti, testimoniati nei suoi dischi successivi.
Mala Testa ha dunque una gestazione quasi decennale, attentissima al presente e ai suoi suoni, alla ricerca di una strada e di una musica adatta alla rinascita della canzone narrativa.
E’ dunque un disco di resistenza; al logorìo della memoria, alla normalizzazione, alle nuove schiavitù, alle prepotenze, di qualsiasi tipo e in qualunque latitudine si manifestino.
Sembra scritto apposta anche per una realtà così complessa come quella della città dell’Aquila.

Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo





fontehttp://www.parmatoday.it/cronaca/tirreno-brennero-scritte-fornovo.html


Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo

A Fornovo, nella zona del casello autostradale che immette sull'A15 sono apparse alcune scritte contro la realizzazione dell'opera. 'No Tibre, No Tav. Blocchiamo tutto'. Si spenderanno 513 milioni di euro per 9 chilometri e il pedaggio in Autocisa aumenterà del 7.5% per finanziare l'opera


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Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo

Tirreno-Brennero. Tibre, il pedaggio aumenterà del 7.5% in Autocisa. Volantinaggio al caello di Fornovo
A Fornovo, nella zona del casello autostradale che immette sull'A15 sono apparse alcune scritte contro la realizzazione dell'opera. 'No Tibre, No Tav. Blocchiamo tutto' e 'No Tibre' è il contenuto delle scritte di protesta contro il collegamento tra l'A15 e l'A22 che, come riferito nella nostra inchiesta, si ridurrà per la mancanza di fondi al solo tratto tra Pontetaro e Trecasali. Una spesa di 513 milioni di euro per soli 9 chilometri, che sarà sostenuta da Autocisa con un sistema di 'autofinaziamento' che si tradurrà però in un aumento del pedaggio autostradale per i cittadini del 7,5% ogni anno per i prossimi otto.  


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Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo
L'ultima protesta pubblica contro la Tirreno-Brennero si è svolta il 28 luglio al casello di Fornovo. Lo scopo dell'iniziativa, promossa da Legambiente e Wwf, era informare i viaggiatori del futuro aumento del pedaggio. Si è infatti svolto un volantinaggio che ha attirato l'interesse degli automobilisti. 

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Addio a Gianani ,«anarchico borghese»



NAPOLI - «Estate, finalmente. Giornate di sole e tramonti rosa. Ci sono giornate di malinconia anche se la fortuna non ti ha girato la schiena e, di notte, i sogni hanno ancora una fiamma». Inizia così l'ultimo editoriale firmato da Roberto Gianani, che con parole leggere in punta di penna arriva fino all'anima. Il poeta e scrittore napoletano si è spento domenica sera a Napoli, stroncato da un male incurabile che, però, non gli ha mai tolto la verve che lo ha contraddistinto.






L'ANARCHICO BORGHESE - Eclettico ed originale, Roberto si definiva un anarchico borghese. Aveva un animo poetico, una galanteria di altri tempi. Direttore del periodico L'Isola, alle cui pagine a giugno ha affidato un editoriale pregno di pathos, Roberto Gianani era un uomo che non si fermava mai. Divideva il suo tempo tra Vietri sul Mare, dove guidava con successo un'azienda che produceva ceramiche, e la sua casa tra gli ulivi di Anacapri, dove era conosciuto e amato da tutti. «A cena con la luna» è stato il suo primo libro, una raccolta di racconti con il mare e i sentimenti a fare da protagonisti, ma negli anni la sua penna non si è mai fermata e ha dato vita a poesie, canzoni, articoli e decine di storie di vita vissuta e sognata.




PREMIO ANACAPRI - Dal suo amore per la musica e la canzone, sei anni fa, è nato il Premio Anacapri Bruno Lauzi, un omaggio al cantautore genovese tanto amato da Gianani, che andrà in scena il prossimo 29 agosto. Sul palcoscenico della kermesse anacaprese ideata e voluta dal cuore romantico di Roberto Gianani salirà anche Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, che riceverà un premio speciale per la scrittura e la canzone d'autore.


fonte:http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2013/20-agosto-2013/addio-gianani-anarchico-borghese-2222689662248.shtml

PANE E ANARCHIA. LA PRIMA PANETTERIA ANARCHICA E' FRANCESE

FONTE: http://www.lastampa.it/2013/07/30/esteri/tariffe-anticrisi-e-stipendi-garantiti-il-pane-anarchico-stupisce-la-francia-8TNbQiAuWNQYk7FnRxTYNP/pagina.html







A Montreuil un gruppo di fornai
ha dato vita a un esperimento
“bio e autogestito”. Nel menù sandwich dedicati ai padri del socialismo. Boom di clienti






L’utopia ha il profumo del pane appena sfornato. Una specie di anarchia croccante, l’unica, forse, che abbia mai funzionato. Però va dato atto ai titolari del forno «bio e autogestito» di Montreuil, nella regione parigina, di essere coerenti. Fin dal nome del locale, «La conquête du pain», la conquista del pane, come da titolo di un saggio di Kropotkin (per dare un’occhiata virtuale, laconquetedupainmontreuil.wordpress.com). 
E allora vai con i sandwich «Marx» (prosciutto bianco, emmental, pomodoro, cetriolo e insalata), «Bakunin» (tonno, piperade, erba cipollina) e perfino «Malatesta», inteso come Errico, l’«ardito del popolo» italiano (infatti gli ingredienti sono nostrani: prosciutto crudo, pomodoro, parmigiano, rucola). Un po’ più di appetito? Aspettando il riscatto del proletariato oppresso, toglietevelo con i menu «Comunardo» e «Rivoluzione russa». 





Sembra uno scherzo ma non lo è. I fornai anarchici sono serissimi. Hanno acceso il forno nel 2010 e l’esperimento funziona. Fanno uno sconto (del 25% sulla baguette, del 10 sulle specialità) a chiunque dichiari di avere dei problemi finanziari. E la sera regalano il pane avanzato a chi lo chiede. Risultato: circa 350 clienti abituali, uno su dieci che beneficia della «tariffa di crisi» contro le malefatte della finanza. A disposizione dei clienti anche manifesti e pubblicazioni di propaganda, perché non di solo pane vive il vero rivoluzionario. 
Coerenza, coerenza. Anche e soprattutto dall’altra parte del bancone. L’idea è quella di applicare i precetti anarchici all’impresa. Quindi tutti i lavoratori (sei più due apprendisti) ricevono lo stesso stipendio, attualmente fissato a 1.350 euro netti al mese. Sull’organizzazione del lavoro, invece, è più complicato. Perché, come ammettono i titolari al sito www.rue89.com che ha dedicato un’inchiesta all’esperimento, l’eguaglianza assoluta è difficile: «Bisogna ascoltare prima chi ha il savoir-faire».  




Insomma, non sarà la proprietà dei mezzi di produzione a fare la differenza (anche perché questi sono in affitto), ma chi sa usarli. Le solite maledette competenze «borghesi», già disgraziatamente emerse, per esempio, durante la Rivoluzione russa, quando si scoprì che non tutti potevano fare i medici o gli ingegneri... Tuttavia loro insistono. L’idea è che, a rotazione, tutti facciano tutto, o almeno ci provino. In ogni caso, le decisioni vengono prese collettivamente e ogni quindici giorni un’assemblea collettiva fa il punto su quel che funziona e soprattutto su quel che non funziona. Del resto, anche l’integralismo biologico è difficile da rispettare: le farine sono certificate «bio», burro e uova no, perché costa troppo (la solita dittatura dei numeri capitalista...). 




Resta il fascino un po’ rétro dell’esperienza. Tutti e otto i fornai arrivano da ambienti dell’ultragauche, anarchici, no global, verdi radicali, altermondialisti. Il logo della boulangerie raffigura il ragazzino che marcia accanto alla «Libertà che guida il popolo» di Delacroix mentre brandisce non una spada, ma una baguette. E poi il pane dà subito un’idea ottocentesca della lotta di classe, da Comune di Parigi o da cannonate di Bava Beccaris, quando davvero il problema era quello di mangiare a sufficienza (oggi, piuttosto, si direbbe quello di dimagrire). I media ne sono affascinati e infatti «La conquête du pain» è stata raccontata a ripetizione da giornali e televisioni. Per ora, funziona. L’anarchia non potrà mai governare il mondo; un forno, però, pare proprio di sì.  





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Tutti ormai siamo a conoscenza delle note vicende giudiziarie che coinvolgono, come parte lesa,  l'Ospedale Maggiore di Parma. Non...