mercoledì 15 ottobre 2014

Servono volontari






Dopo l'esondazione del torrente Baganza, che ha messo in ginocchio una gran fetta della città di Parma, ora servono volontari per liberare case, strade, strutture sanitarie.
Comune e Protezione Civile hanno istituito dei punti di ritrovo, dove presentarsi con abbigliamento adeguato (stivali e guanti). I punti di riferimento con il personale incaricato per la gestione dei volontari e la loro distribuzione sul territorio sono stati individuati in:






  • Via Farnese
  • Piazzale Barbieri
  • Viale Villetta – in corrispondenza dei due ingressi del cimitero.
  • Piazza Lago Santo
  • Via Torrente Bardea
  • Via Langhirano – parcheggio scambiatore




Questa non è l'ora delle polemiche, ma quella di far rialzae una città in ginocchio.

Vi aspettiamo in tanti





Fabio Malandra

domenica 12 ottobre 2014

foto: volontari a Genova







foto: donne kurde al fronte

Oggi, adesso, ragazze e donne curde imbracciano un fucile. Nessuno lo sa! Donne, ragazze come voi, con gli stessi interessi, studi, mamme e nonne. Mi turba l'indifferenza, ma se isis entra in Turchia, i prossimi siamo noi!



















fonte: http://www.nuovasocieta.it/cronaca/il-leader-no-tav-alberto-perino-prosciolto-per-invasione-di-terreni/
ottobre 10
15:172014





Alberto Perino, lo storico leader del movimento No Tav, è stato prosciolto dal reato di invasione di terreni che sarebbe avvenuto in una manifestazione nel gennaio 2010 a Susa. Non luogo a procedere arrivato dal giudice Paolo Gallo anche per altri tre attivisti, tutti e quattro giudicati in un altro procedimento per lo stesso fatto. Perino e gli altri tre, infatti, erano stati multati dal tribunale per un presidio che si era svolto nella frazione di Susa Traduerivi, con l’intento per ostacolare i sondaggi preliminari per la costruzione della ferrovia Torino – Lione. La sentenza era stata pronunciata dal giudice Giorgio Giannetti. 
Altri quattro attivisti, tra cui Luigi Casel (uno dei leader del movimento) sono invece stati multati dai 200 ai 400 euro.

Donne Kurde contro ISIS


Arin Mirkan Combattente Kurda, suicida per non cadere nelle mani dei taglia gola del Kaliffato ISIS ..

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2014/10/11/arin-mirkan-assedio-di-kobane-voci-italiane_n_5969800.html?utm_hp_ref=italy



"E che ti devo dire?". Si sentono due voci italiane nel video che celebra le gesta di Arin Mirkan, la giovane combattente diventata leggendaria pochi giorni fa. Il comandante Mirkan, madre di due bambini, aveva preferito farsi saltare in aria ccidendo un numero imprecisato di jihadisti alle porte della città di Kobane. Ha cercato di sfuggire al martirio che le avrebbero inflitto gli islamisti, stuprandola prima di ucciderla.





A quanto pare con lei e le milizie dello Ypg, le "Unità di difesa curde", ci sarebbero anche due italiani. Proprio nei primi minuti del filmato pubblicato su Youtube una settimana fa si sente una voce siciliana che dice "E che ti devo dire?". I volti non sono identificabili. Resta il fatto che il video potrebbe essere la prova che la resistenza Curda sia composta anche da un certo numero di occidentali. Quattro giorni fa la stampa anglosassone aveva segnalato la presenza di tre o quattro americani tra i combattenti curdi di Qamishli (sempre in Siria) e Kobane. Ma sino ad ora non erano giunte segnalazioni circa volontari italiani.






Sono almeno 554 le persone morte a Kobane dal 16 settembre, giorno in cui iniziò l'offensiva jihadista per conquistare l'enclave curda nel nord della Siria. Lo riferisce l'Osservatorio siriano per i diritti umani, aggiungendo che almeno 20 delle vittime sono civili, 17 dei quali sono stati giustiziati dagli jihadisti e 4 di essi sono stati decapitati. L'Isis conta 298 perdite: combattenti morti in scontri, imboscate dei miliziani curdi e bombardamenti della coalizione internazionale a guida Usa. Sono invece 236 i combattenti curdi morti. L'Osservatorio non ha escluso che il numero delle vittime possa essere superiore alle cifre accertate.





Intanto prosegue la battaglia a Kobane tra gli jihadisti dello Stato islamico e i peshmerga che difendono la città curda in territorio siriano, al confine con la Turchia. I miliziani sunniti, rallentati dai raid aerei della coalizione, hanno sferrato un nuovo attacco all'alba da diversi fronti e stanno tentando di accerchiare i curdi, rimasti a corto di munizioni ed equipaggiamenti. La conquista di Kobane da parte dell'Isis provocherebbe un "massacro di civili", ha avvertito l'inviato Onu in Siria, Staffan de Mistura, sottolineando che 12mila persone sono ancora nella zona o nel centro della città, controllato ancora dai peshmerga.


L'attacco all'alba è durato 90 minuti, durante i quali i miliziani islamici hanno colpito con artiglieria pesante per indebolire ulteriormente le difese curde prima del blitz finale. L'Osservatorio siriano per i diritti umani ha riferito che gli jihadisti dopo il blitz si sono ritirati, mentre la coalizione effettuava altri due raid aerei, a est e a sud della città. Gruppi di peshmerga stanno inoltre tentando di attaccare i miliziani lungo la linea del fronte.
I bombardamenti aerei sono stati intensificati negli ultimi giorni, ma il Pentagono ha riconosciuto che l'offensiva può avere solo un effetto limitato sugli jihadisti, senza un supporto di truppe di terra che la Turchia rifiuta di inviare. Colloqui sono in corso tra Washington e Ankara e il generale americano John Allen, che si occupa di coordinare la coalizione anti-Isis, ha riferito che ci sono stati "progressi" al termine di due giorni di negoziati nella capitale turca.

venerdì 10 ottobre 2014

La situazione penitenziaria in Emilia-Romagna

Pubblicata la Relazione 2013 sulle carceri regionali: affollamento al 142%. 

fonte: http://www.alicenonlosa.it/Default.aspx?Page=DET&ID=185528








Il rapporto sulla situazione penitenziaria in Emilia-Romagna – l’ultimo firmato da questa giunta – è frutto del lavoro degli assessorati alle Politiche sociali e alle Politiche per la salute e non sarebbe stato possibile senza la collaborazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il rapporto fotografa la situazione nelle carceri regionali al 31 dicembre 2013 e, purtroppo, non tiene conto dei cambiamenti intervenuti nei primi mesi del 2014. Al 31 maggio di quest’anno, infatti, si registra una presenza di 3.241 detenuti con una capienza regolamentare aumentata a 2.798 (in seguito all’apertura di un nuovo padiglione a Piacenza) e con una percentuale di sovraffollamento pari al 115,8%. I dati nazionali ci dicono che il sovraffollamento non è stato superato anche se i nuovi padiglioni e le norme entrate in vigore dal 2010 hanno portato la media italiana dal 144% al 130%. Le cause sono le stesse, e sono quelle evidenziate anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: l’alto tasso di detenuti in custodia cautelare (oltre il 39%), l’alta presenza di stranieri (35,8%) e di tossicodipendenti (circa il 30%) e le riduzioni di organico della polizia penitenziaria. “Le carceri del nostro territorio non escono da questo quadro oggettivamente desolante”, si legge nella prefazione del rapporto. Lo scorso 5 giugno, però, il Consiglio d’Europa, ha riconosciuto l’impegno dell’Italia e ha rinviato l’applicazione della sanzione a una nuova valutazione (prevista per il giugno 2015).
In Emilia-Romagna, a fine 2013, erano presenti 3.687 detenuti (133 donne, 1.950 stranieri), con un tasso di sovraffollamento rispetto alla capienza regolamentare (2.590) di 142% (due punti percentuali in meno rispetto al 2012). Gli istituti più sovraffollati sono stati: Piacenza, Bologna e Ravenna (oltre il 160%), seguono Reggio Emilia, Modena e Ferrara (tra il 142% e il 155%). Nel 2012 nella case circondariali di Piacenza, Parma, Bologna e Ravenna, il sovraffollamento superava il 175%.
La presenza di detenuti stranieri nelle carceri regionali è alta (52,9%) ed è in aumento rispetto agli anni precedenti (era il 51% nel 2012) ed è costantemente più alta rispetto al dato nazionale (35%). Parma, Modena e Ravenna sono oltre il 60%. Per quanto riguarda la tipologia di reato, nelle carceri regionali si contano persone condannate per reati contro il patrimonio, contro la persona e in materia di stupefacenti. Il 40% dei detenuti è in attesa di una condanna definitiva. Tra coloro che hanno una condanna definitiva il 44% ha pene residue sotto i 5 anni). Il 90% degli stranieri detenuti ha pene residue sotto i 5 anni. Nel 2013 non sono presenti bambini nelle carceri regionali. Non è stato registrato nessun caso di suicidio, anche se sono aumentati considerevolmente i casi di tentato suicidio (126 nel 2013, 67 nel 2012) e gli atti di autolesionismo (811 nel 2013, 157 nel 2012).
Sono 1.671 le misure alternative concesse nel 2013, circa 150 in più rispetto al 2012. Dal 2012 al 31 dicembre 2013 sono 406 i detenuti a cui è stata concessa la misura del lavoro di pubblica utilità (misura applicata nella quasi totalità dei casi per la violazione dell’articolo 186 del Codice della strada, guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti).
Minori. Sono 2.702 i minori che hanno avuto accesso ai servizi del Centro di giustizia minorile (345 stranieri, 1.525 maschi). Di questi, 1.608 sono stati presi in arico dall’Ufficio di servizio sociale per minorenni e 1.300 sono stati segnalati. Sono 58 gli ingressi nel Centro di prima accoglienza (di cui il 59% stranieri, in particolare dalla Croazia e dall’Albania), 109 gli ingressi all’Istituto penale minorile (73% stranieri, Tunisia e Marocco in particolare), 123 gli ingressi in strutture residenziali del privato sociale (61% stranieri, Tunisia e Marocco in particolare).
Grado di istruzione e lavoro. La maggior parte dei detenuti ha la licenza media inferiore (28%), segue la licenza elementare (7,5%) e la media superiore (4,9%). Meno dell’1% ha una laurea. Si registra una percentuale dello 0,8% di analfabetismo. Il dato è in linea con quello nazionale. Per quanto riguarda la condizione lavorativa, il 15% è disoccupato (il 17% in Italia), mentre solo il 6% ha un lavoro (l’8% in Italia). Sono 595 i detenuti che, nel 2013, hanno lavorato alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria (erano 651 nel 2012). Il 46% dei detenuti che lavora negli istituti in regione è straniero. Sono aumentati, invece, i detenuti che hanno lavorato per datori di lavoro esterni, imprese e cooperative, 135 nel 2013 contro i 110 dell’anno precedente. Sono 342 i detenuti che hanno seguito corsi professionali nel 2013 (+20 sul 2012), di cui il 43% straniero. Gli esami sono stati superati dal 60% dei corsisti. Sono 1.378 i detenuti che frequentano la scuola, di cui 61 donne e 828 stranieri: 341 sono iscritti a corsi universitari, 287 alla scuola primaria, 275 alle medie inferiori.
Sono numerosi i progetti promossi dai due assessorati in collaborazione con enti locali, associazionismo e terzo settore per facilitare i percorsi di inserimento sociale e lavorativo dei detenuti (progetto Acero e Raee), per garantire e ampliare i servizi di assistenza sanitaria in carcere, dalle cure primarie a quelle specialistiche , con particolare attenzione alla salute mentale. Nel 2013 la Regione ha messo a disposizione dei progetti e degli interventi per l’area penale adulti risorse per oltre 2 milioni di euro. In particolare, il progetto Acero (inserimento dei detenuti in misura alternativa e partecipazione a tirocini formativi in aziende del territorio) è stato finanziato per oltre 824 mila euro attraverso i fondi messi a disposizione da cassa Ammende, quota parte delle risorse regionali (323.500 euro) e comunali (45.017 euro). Il progetto “Cittadini sempre” si propone di sostenere la rete del volontariato attivo nell’area dell’esecuzione penale in regione e di sensibilizzare la società civile sul tema del carcere. Il “Teatro carcere” è un progetto annuale, rinnovato per il terzo anno che, complessivamente, nel 2013 ha visto il coinvolgimento di oltre 120 detenuti e ha visto la partecipazione di un migliaio di spettatori. Il progetto “Verso una giustizia ripartiva” è promosso dalla cooperativa L’Ovile di Reggio Emilia e prevede tre fasi: sensibilizzazione, formazione, implementazione. La Regione ha sostenuto in particolare la fase di formazione con l’avvio sperimentale di un Centro di giustizia ripartiva nel territorio di Reggio Emilia per promuovere attività di mediazione e con l’attività di formazione su diritto penale, criminologia, vittimologia e diritto processuale penale.
“I confini del sistema del welfare regionale, universalistico e solidale si sono così allargati fino a comprendere sempre più la comunità carceraria”, scrivono gli assessori Teresa Marzocchi e Carlo Lusenti che ricordano a tutti, “la necessità di fare di più e che il cammino è ancora lungo per colmare l’abisso che purtroppo ancora separa la condizione carceraria dal dettato costituzionale sulla finalità rieducativa della pena e sulla tutela dei diritti e della dignità della persona”.
Scarica la relazione completa!

giovedì 9 ottobre 2014

Anarchici si uniscono alla lotta contro ISIS




fonte: http://www.uikionlus.com/anarchici-si-uniscono-alla-lotta-contro-isis/        http://libcom.org/news/anarchists-join-fight-against-isis-defend-kurdish-autonomous-areas-03102014


Tratto dal settimanale anarchico francese “Alternative Revolutionaire”, questo breve articolo da l’idea degli sviluppi sul campo nella lotta contro ISIS.
Venerdì 26 settembre “Alternative Libetaire” ha riferito che “Anarchici di Istanbul con altre persone di sinistra e femministe sono riusciti ad entrare in Siria e nella città settentrionale di Kobanê che attualmente è minacciata da ISIS.”
“Da diversi giorni al confine turco-siriano la città di Kobanê è sotto assedio delle forze di Stato Islamico (Daesh). Kobanê è un punto strategico. Se la città dovesse cadere, sarebbe minacciato l’intero Kurdistan siriano e con esso un modello politico e sociale, quello della “autonomia democratica ” e del “confederalismo democratico” costruito a partire dal luglio 2012.
Più di 100,000 abitanti e residenti sono diventati profughi in territorio turco.
La città viene difesa dalle Unità di Difesa del Popolo (YPG) – combattenti legati al PKK – nelle quali insieme ai combattenti curdi ci sono anche arabi, turchi, musulmani, yezidi, cristiani ed atei, uniti contro i fanatici di Daesh/ISIS.
Migliaia di giovani, socialisti, sindacalisti, rivoluzionari, femministe, libertari da tutta la Turchia si sono riversati a Kobanê. Ci vanno per sostenere i profughi e difendere la città.
L’esercito turco cerca di disperderli, ma è accusato di essere molto più permissivo con gli jihadisti che anche loro cercano di attraversare il confine per unirsi a Daesh/ISIS.
Nonostante i blocchi dell’esercito turco, centinaia di attivisti e militanti sono riusciti ad attraversare il confine. Tra loro i compagni del Gruppo di Azione Rivoluzionario Anarchico, che si è recato a Istanbul per partecipare alla difesa di Kobanê.

SCANDALO SANITA' PARMA COMUNICATO

Tutti ormai siamo a conoscenza delle note vicende giudiziarie che coinvolgono, come parte lesa,  l'Ospedale Maggiore di Parma. Non...