venerdì 10 ottobre 2014

La situazione penitenziaria in Emilia-Romagna

Pubblicata la Relazione 2013 sulle carceri regionali: affollamento al 142%. 

fonte: http://www.alicenonlosa.it/Default.aspx?Page=DET&ID=185528








Il rapporto sulla situazione penitenziaria in Emilia-Romagna – l’ultimo firmato da questa giunta – è frutto del lavoro degli assessorati alle Politiche sociali e alle Politiche per la salute e non sarebbe stato possibile senza la collaborazione del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Il rapporto fotografa la situazione nelle carceri regionali al 31 dicembre 2013 e, purtroppo, non tiene conto dei cambiamenti intervenuti nei primi mesi del 2014. Al 31 maggio di quest’anno, infatti, si registra una presenza di 3.241 detenuti con una capienza regolamentare aumentata a 2.798 (in seguito all’apertura di un nuovo padiglione a Piacenza) e con una percentuale di sovraffollamento pari al 115,8%. I dati nazionali ci dicono che il sovraffollamento non è stato superato anche se i nuovi padiglioni e le norme entrate in vigore dal 2010 hanno portato la media italiana dal 144% al 130%. Le cause sono le stesse, e sono quelle evidenziate anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo: l’alto tasso di detenuti in custodia cautelare (oltre il 39%), l’alta presenza di stranieri (35,8%) e di tossicodipendenti (circa il 30%) e le riduzioni di organico della polizia penitenziaria. “Le carceri del nostro territorio non escono da questo quadro oggettivamente desolante”, si legge nella prefazione del rapporto. Lo scorso 5 giugno, però, il Consiglio d’Europa, ha riconosciuto l’impegno dell’Italia e ha rinviato l’applicazione della sanzione a una nuova valutazione (prevista per il giugno 2015).
In Emilia-Romagna, a fine 2013, erano presenti 3.687 detenuti (133 donne, 1.950 stranieri), con un tasso di sovraffollamento rispetto alla capienza regolamentare (2.590) di 142% (due punti percentuali in meno rispetto al 2012). Gli istituti più sovraffollati sono stati: Piacenza, Bologna e Ravenna (oltre il 160%), seguono Reggio Emilia, Modena e Ferrara (tra il 142% e il 155%). Nel 2012 nella case circondariali di Piacenza, Parma, Bologna e Ravenna, il sovraffollamento superava il 175%.
La presenza di detenuti stranieri nelle carceri regionali è alta (52,9%) ed è in aumento rispetto agli anni precedenti (era il 51% nel 2012) ed è costantemente più alta rispetto al dato nazionale (35%). Parma, Modena e Ravenna sono oltre il 60%. Per quanto riguarda la tipologia di reato, nelle carceri regionali si contano persone condannate per reati contro il patrimonio, contro la persona e in materia di stupefacenti. Il 40% dei detenuti è in attesa di una condanna definitiva. Tra coloro che hanno una condanna definitiva il 44% ha pene residue sotto i 5 anni). Il 90% degli stranieri detenuti ha pene residue sotto i 5 anni. Nel 2013 non sono presenti bambini nelle carceri regionali. Non è stato registrato nessun caso di suicidio, anche se sono aumentati considerevolmente i casi di tentato suicidio (126 nel 2013, 67 nel 2012) e gli atti di autolesionismo (811 nel 2013, 157 nel 2012).
Sono 1.671 le misure alternative concesse nel 2013, circa 150 in più rispetto al 2012. Dal 2012 al 31 dicembre 2013 sono 406 i detenuti a cui è stata concessa la misura del lavoro di pubblica utilità (misura applicata nella quasi totalità dei casi per la violazione dell’articolo 186 del Codice della strada, guida sotto l’effetto di alcol o sostanze stupefacenti).
Minori. Sono 2.702 i minori che hanno avuto accesso ai servizi del Centro di giustizia minorile (345 stranieri, 1.525 maschi). Di questi, 1.608 sono stati presi in arico dall’Ufficio di servizio sociale per minorenni e 1.300 sono stati segnalati. Sono 58 gli ingressi nel Centro di prima accoglienza (di cui il 59% stranieri, in particolare dalla Croazia e dall’Albania), 109 gli ingressi all’Istituto penale minorile (73% stranieri, Tunisia e Marocco in particolare), 123 gli ingressi in strutture residenziali del privato sociale (61% stranieri, Tunisia e Marocco in particolare).
Grado di istruzione e lavoro. La maggior parte dei detenuti ha la licenza media inferiore (28%), segue la licenza elementare (7,5%) e la media superiore (4,9%). Meno dell’1% ha una laurea. Si registra una percentuale dello 0,8% di analfabetismo. Il dato è in linea con quello nazionale. Per quanto riguarda la condizione lavorativa, il 15% è disoccupato (il 17% in Italia), mentre solo il 6% ha un lavoro (l’8% in Italia). Sono 595 i detenuti che, nel 2013, hanno lavorato alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria (erano 651 nel 2012). Il 46% dei detenuti che lavora negli istituti in regione è straniero. Sono aumentati, invece, i detenuti che hanno lavorato per datori di lavoro esterni, imprese e cooperative, 135 nel 2013 contro i 110 dell’anno precedente. Sono 342 i detenuti che hanno seguito corsi professionali nel 2013 (+20 sul 2012), di cui il 43% straniero. Gli esami sono stati superati dal 60% dei corsisti. Sono 1.378 i detenuti che frequentano la scuola, di cui 61 donne e 828 stranieri: 341 sono iscritti a corsi universitari, 287 alla scuola primaria, 275 alle medie inferiori.
Sono numerosi i progetti promossi dai due assessorati in collaborazione con enti locali, associazionismo e terzo settore per facilitare i percorsi di inserimento sociale e lavorativo dei detenuti (progetto Acero e Raee), per garantire e ampliare i servizi di assistenza sanitaria in carcere, dalle cure primarie a quelle specialistiche , con particolare attenzione alla salute mentale. Nel 2013 la Regione ha messo a disposizione dei progetti e degli interventi per l’area penale adulti risorse per oltre 2 milioni di euro. In particolare, il progetto Acero (inserimento dei detenuti in misura alternativa e partecipazione a tirocini formativi in aziende del territorio) è stato finanziato per oltre 824 mila euro attraverso i fondi messi a disposizione da cassa Ammende, quota parte delle risorse regionali (323.500 euro) e comunali (45.017 euro). Il progetto “Cittadini sempre” si propone di sostenere la rete del volontariato attivo nell’area dell’esecuzione penale in regione e di sensibilizzare la società civile sul tema del carcere. Il “Teatro carcere” è un progetto annuale, rinnovato per il terzo anno che, complessivamente, nel 2013 ha visto il coinvolgimento di oltre 120 detenuti e ha visto la partecipazione di un migliaio di spettatori. Il progetto “Verso una giustizia ripartiva” è promosso dalla cooperativa L’Ovile di Reggio Emilia e prevede tre fasi: sensibilizzazione, formazione, implementazione. La Regione ha sostenuto in particolare la fase di formazione con l’avvio sperimentale di un Centro di giustizia ripartiva nel territorio di Reggio Emilia per promuovere attività di mediazione e con l’attività di formazione su diritto penale, criminologia, vittimologia e diritto processuale penale.
“I confini del sistema del welfare regionale, universalistico e solidale si sono così allargati fino a comprendere sempre più la comunità carceraria”, scrivono gli assessori Teresa Marzocchi e Carlo Lusenti che ricordano a tutti, “la necessità di fare di più e che il cammino è ancora lungo per colmare l’abisso che purtroppo ancora separa la condizione carceraria dal dettato costituzionale sulla finalità rieducativa della pena e sulla tutela dei diritti e della dignità della persona”.
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