sabato 31 agosto 2013

Petrolini contro tutti. La comicità anarchica che “piegò” il fascismo


fonte: http://www.oltremedianews.com/7/post/2012/10/petrolini-contro-tutti-la-comicit-anarchica-che-pieg-il-fascismo.html



Leggenda vuole che quando in una proiezione privata Hitler vide Il grande dittatore di Chaplin, il Führer rise di se stesso. Ma questa è leggenda, ed in quanto tale è viziata da parte una parte di verità e da una parte di suggestione. A tutti piace pensare che Hitler potesse ridere della sua parodia. Invece la storia racconta, con tanto di documenti ufficiali, che un altro uomo ridicolizzò l’altra dittatura dell’asse, il regime fascista, ma il Duce stesso fu costretto,data la popolarità dell’attore, a fregiarlo della medaglia per il valore nelle arti. Quest’uomo era Ettore Petrolini.




Il punto di forza della comicità petroliniana era la pungente satira contro ogni forma di potere, politico, clericale, “intellettuale”. Le macchiette di Petrolini colpivano a 360 gradi tutta la società dell’epoca. Dal popolano – come nello sketch di Gigetto er bullo – all’artista bohémien impersonificato con il personaggio di Gastone, fino ad arrivare proprio alla gerarchia fascista, ed al Duce stesso, ritratto come Nerone. Il miglior giudizio, per comprendere chi fosse Petrolini, fu dato dal regista Alessandro Blasetti, che girò con l’attore un lungometraggio basato proprio sul personaggio di Nerone. Per Blasetti Petrolini era: “Prepotente, geniale e popolare” precisando, su quest’ultimo termine, “non in senso generico, intendo di razza, di sangue popolare”. Difatti Petrolini era figlio della suburra, e rivendicava sempre questo suo essere popolano dedicando al suo quartiere la bellissima e dimenticata canzone A via Cavour tra arance e mandarini e chiudendo ogni suo spettacolo, anche quelli all’estero, con l’inno alla romanità da lui scritto Una gita a li castelli







Ed era proprio questo suo essere “figlio del popolo”, anzi del “popolino” che fece la sua fortuna artistica. Petrolini coniugava l’ironia nazional-popolare con la sperimentazione teatrale. Il personaggio di Fortunello fu uno dei primi esempi di dadaismo portato sulle scene, così come l’introduzione del nonsense, come nella canzone I salamini. Ma Petrolini aveva uno sguardo attento anche alle avanguardie artistiche che si stavano formando in Italia, alle quali, con il suo solito fare, strizzava l’occhio prendendole in giro. Così con Marinetti e il futurismo che omaggiava/ridicolizzava nei suoi spettacoli con una serie di versi maltusiani - tipica composizione futurista che distorceva la grammatica e troncava l’ultima parola della frase -  “Petrolini è quella cosa /  che ti burla in ton garbato / poi ti dice: ti à piaciato? / se ti offendi se ne freg!”. Eppure la grande sperimentazione ed innovazione teatrale la si riscopre nel suo rapporto con il pubblico.


Molto prima del “teatro impegnato” degli anni 70 che voleva rendere il pubblico “spettatore attivo” e non meramente “passivo”, già Petrolini, durante la macchietta sul Nerone (alias Mussolini) era solito prima elogiare il pubblico per poi offenderlo, lanciando un atto di accusa verso a gente che in silenzio accettava la dittatura, senza rendersi conto che questa, se da un lato gli elargiva panem et circenses, dall’altro strozzava le libertà fondamentali. Petrolini era, come recita anche la targa sulla sua dimora, colui che raccoglieva l’eredità di Pasquino, il satirico misterioso, la voce anonima di Roma, che dall’epoca imperiale scriveva sui muri mirate satire contro qualsiasi forma di potere, dai Cesari ai Papi. Petrolini, vero comico anarchico, accettò questo “dovere”, in un periodo oscuro per la libertà di espressione, quello che lui stesso definiva “il periodo della musoneria italiana”. E lo fece senza mezzi termini. La comicità petroliniana era sprezzante, diretta, Un continuo e sistematico J’accuse, contro ogni forma di vizio e di virtù italica.






 Il suo carattere, irascibile e “prepotente” – come dice Blasetti – era la sua arma per non farsi mettere i piedi in testa. Fu il primo a parlare dell’uso di droghe nel mondo dello spettacolo: la fine del testo di Gastone, satira contro l’attore viveur dell’epoca dei telefoni bianchi, recita “Rina / son per lei la cocaina / se la prende a colazione /pensando a Gastone!”. Fu l’unico a denunciare la magistratura e la polizia colluse con la dittatura, come nello sketch su Girolimoni. E tutto ciò facendo ridere e divertire il pubblico delle sue stesse sciagure, ma ricordandogli sempre – anche parlando apertamente – che era proprio il popolo, succube, timoroso, a rendersi primo complice della “tirannia”. La sua fama divenne talmente ampia e internazionale da guadagnarsi lo status di intoccabile dal regime che, come detto sopra, fu costretto ad omaggiarlo. La sua capacità critica colpiva tutti, senza differenze, anche la parte più potente di Roma: il Vaticano. Petrolini, da sempre anticlericale, perfino in punto di morte, raccontano le biografie, dopo aver ricevuto l’olio dell’estrema unzione, disse “Mo so fritto”. Con l’arma dell’ironia graffiante sbeffeggiava anche la morte, anche se stesso e la sua salute, subito dopo l’infarto che lo colpì compose una delle sue canzoni più celebri Tanto pe’cantà, ed è proprio all’infarto che si riferisce nella strofa “me sento un friccico ner core”. Petrolini era questo: un artista che sfidava tutti, anche se stesso, anche il pubbico che lo celebrava. I suoi personaggi non erano semplici caratterizzazioni di prototipi sociali, non erano banali imitazioni, lui stesso diceva: “Imitare non è arte perché se fosse così ci sarebbe arte anche nella scimmia e nel pappagallo. L’arte sta nel deformare”.


 I suoi personaggi erano trasfigurazioni portate all’estremo, specchi nel quale, chiunque poteva riconoscersi, ma che mostravano la parte peggiore, la mostruosità delle piccolezze, delle debolezze e della cattiveria umana. I suoi personaggi erano malvagi, crudeli, ignavi, e tutto ciò rallegrava la gente come chi dinanzi alla paura scoppia in una risata isterica. L’esempio massimo è proprio il personaggio di Petrolini forse più celebre ma sicuramente più enigmatico: Fortunello. In un testo che sembrava un fluire di nonsense in realtà Petrolini smascherava le inquietudini e le depravazioni più profonde della psiche umana: feticismi, personalità bipolare, violenza, maschilismo, incoerenza, falsa moralità religiosa, il tutto condito da una divertente musichetta da avanspettacolo e da una maschera mostruosa che Petrolini indossava. Il pubblico, cantava, rideva e scoppiava in un applauso scrosciante all’ultima strofa del pezzo che diceva “Sono un uomo dei più cretini sono Petrolini”. In quello sberleffo finale verso se stesso Petrolini si rivendicava l’appartenenza a quelle folla che tanto dileggiava ma contemporaneamente, con prepotenze e genialità, si elevava a monito sopra di esso, vedendo, in quel pubblico che rideva di se stesso, senza rendersene conto, compiuta la sua più grande impresa.

                                                                                                                          Antonio Siniscalchi



venerdì 30 agosto 2013

Parma: Via Iacchia, bomba carta davanti alla sede di Casa Pound

"Nella notte i soliti ignoti -si legge in una nota di Casa Pound- hanno posizionato un ordigno che ha fatto saltare la saracinesca accanto alla sede del nostro movimento". Lo afferma Pier Paolo Mora, responsabile provinciale di CasaPound Italia a Parmaredazione30 agosto 2013"Nella notte i soliti ignoti -si legge in una nota di Casa Pound- hanno posizionato un ordigno che ha fatto saltare la saracinesca accanto alla sede del nostro movimento”. Lo afferma Pier Paolo Mora, responsabile provinciale di CasaPound Italia a Parma, che aggiunge: “Questo è il risultato del clima di tensione scatenato in questi giorni da Anpi, Cgil e Pdci che con i loro comunicati deliranti non fatto altro che creare le premesse per azioni di questo tipo. Da tempo CasaPound ha chiesto un incontro al sindaco per confrontarsi sul clima di tensione in città ma ancora non abbiamo ottenuto risposta. CasaPound Parma esprime intanto la massima solidarietà al proprietario del locale danneggiato e invitiamo ancor di più la cittadinanza a partecipare alla nostra festa poiché una parte del ricavato sarà destinato alla riparazione della saracinesca”.
Fonte: http : / / parmatoday.it

giovedì 29 agosto 2013

No Tav, ancora repressione in Val Susa





COMUNICATO DEL 28 AGOSTO 2013.


Anche questa mattina, come ieri, la procura tormenta il sonno dei no tav. Questa volta nel mirino c’è Giuliano, alle 5.50 si è trovato la digos che prendeva a pugni la porta del suo appartamento svegliando l’intero palazzo. Entrano con un mandato di perquisizione, che però non mostrano subito ma dopo svariate richieste, e la scena si ripete. Vengono sequestrati computer, telefoni, macchine fotografiche, memorie esterne e qualche maglietta.

Mentre alla sua compagna, a casa con lui in quel momento, non vengono date spiegazioni e gli viene impedito di leggere gli atti, Giuliano viene portato in questura per foto segnaletiche, impronte digitali e la consegna dei verbali di sequestro. Scopriamo dalle carte che Giuliano viene indagato perché alla marcia degli over 50, durante la quale si era offerto di fare delle fotografie, avrebbe usato “violenza e minacce” verso una persona, di cui non ci è dato sapere le generalità, la quale veniva intimidita allo scopo di farsi consegnare prima i documenti e poi il telefono!  Al via sui giornali le teorie più assurde dei pennivendoli di regime. A noi sembra l’ennesimo attacco per perseguitare il dissenso in valle portato avanti pari passo da giornalisti prezzolati e i PM più fedeli al partito. Come comitato e come solidali crediamo che sia giunto il momento che la Valle dia una risposta seria a queste angherie nei confronti dei no tav.



Solidali e vicini ai nostri amici e compagni continuiamo a lottare perché abbiamo ragione! 

Comitato NO TAV Spinta dal Bass - Spazio sociale VisRabbia

venerdì 23 agosto 2013

Cantieri del'Immaginario: Il cantautore anarchico Alessio Lega a piazza dei Gesuiti

fonte: http://www.abruzzo24ore.tv/news/Cantieri-del-Immaginario-Il-cantautore-anarchico-Alessio-Lega-a-piazza-dei-Gesuiti/123455.htm




giovedì 01 agosto 2013

Con il concerto coinvolgente di Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, seguito da una folto pubblico è iniziata la serie di tre concerti “Gong Oh!” Rassegna di Musica e Canzoni di EVAQ Eventi Aquilani e “Spazio Jazz” per la Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” nell’ambito de I Cantieri dell’Immaginario, il progetto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune dell’Aquila che coinvolge le istituzioni culturali cittadine.
Il secondo appuntamento è per Venerdì 2 agosto in Piazza dei Gesuiti, con inizio alle ore 21,30 e porta a L’Aquila per la prima volta un cantautore pugliese scrittore e militante anarchico, poco più che quarantenne, Alessio Lega per presentare in concerto con Francesca Baccolini al contrabbasso e Rocco Marchi alle chitarre e percussioni, il suo ultimo album “Mala Testa”.
Un cantastorie, così Alessio Lega si definisce, e come tale il suo lavoro si basa fondamentalmente sulla ricerca e il mantenimento della memoria.
Forte è il tema della “ribellione”. Le sue rime sono spesso aspre, dall’ironia tagliente, ed hanno la capacità di saper raccontare le storie in maniera perfettamente lucida e dettagliata, nello spazio di una canzone.
Mala Testa è il sesto disco inciso da Alessio Lega. Dopo il premiatissimo Resistenza e amore, (Targa Tenco Miglior Opera Prima 2004) - opera classica e sperimentale, politica e sentimentale, prodotta musicalmente con i Mariposa - Alessio si era dedicato alla rilettura del patrimonio musicale francofono e internazionale, riadattando per la nostra lingua e per il nostro presente capolavori misconosciuti, testimoniati nei suoi dischi successivi.
Mala Testa ha dunque una gestazione quasi decennale, attentissima al presente e ai suoi suoni, alla ricerca di una strada e di una musica adatta alla rinascita della canzone narrativa.
E’ dunque un disco di resistenza; al logorìo della memoria, alla normalizzazione, alle nuove schiavitù, alle prepotenze, di qualsiasi tipo e in qualunque latitudine si manifestino.
Sembra scritto apposta anche per una realtà così complessa come quella della città dell’Aquila.

Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo





fontehttp://www.parmatoday.it/cronaca/tirreno-brennero-scritte-fornovo.html


Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo
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A Fornovo, nella zona del casello autostradale che immette sull'A15 sono apparse alcune scritte contro la realizzazione dell'opera. 'No Tibre, No Tav. Blocchiamo tutto'. Si spenderanno 513 milioni di euro per 9 chilometri e il pedaggio in Autocisa aumenterà del 7.5% per finanziare l'opera
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Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo
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Tirreno-Brennero. Tibre, il pedaggio aumenterà del 7.5% in Autocisa. Volantinaggio al caello di Fornovo
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A Fornovo, nella zona del casello autostradale che immette sull'A15 sono apparse alcune scritte contro la realizzazione dell'opera. 'No Tibre, No Tav. Blocchiamo tutto' e 'No Tibre' è il contenuto delle scritte di protesta contro il collegamento tra l'A15 e l'A22 che, come riferito nella nostra inchiesta, si ridurrà per la mancanza di fondi al solo tratto tra Pontetaro e Trecasali. Una spesa di 513 milioni di euro per soli 9 chilometri, che sarà sostenuta da Autocisa con un sistema di 'autofinaziamento' che si tradurrà però in un aumento del pedaggio autostradale per i cittadini del 7,5% ogni anno per i prossimi otto.  
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Tirreno-Brennero, scritte di protesta a Fornovo
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L'ultima protesta pubblica contro la Tirreno-Brennero si è svolta il 28 luglio al casello di Fornovo. Lo scopo dell'iniziativa, promossa da Legambiente e Wwf, era informare i viaggiatori del futuro aumento del pedaggio. Si è infatti svolto un volantinaggio che ha attirato l'interesse degli automobilisti. “

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Addio a Gianani ,«anarchico borghese»



NAPOLI - «Estate, finalmente. Giornate di sole e tramonti rosa. Ci sono giornate di malinconia anche se la fortuna non ti ha girato la schiena e, di notte, i sogni hanno ancora una fiamma». Inizia così l'ultimo editoriale firmato da Roberto Gianani, che con parole leggere in punta di penna arriva fino all'anima. Il poeta e scrittore napoletano si è spento domenica sera a Napoli, stroncato da un male incurabile che, però, non gli ha mai tolto la verve che lo ha contraddistinto.






L'ANARCHICO BORGHESE - Eclettico ed originale, Roberto si definiva un anarchico borghese. Aveva un animo poetico, una galanteria di altri tempi. Direttore del periodico L'Isola, alle cui pagine a giugno ha affidato un editoriale pregno di pathos, Roberto Gianani era un uomo che non si fermava mai. Divideva il suo tempo tra Vietri sul Mare, dove guidava con successo un'azienda che produceva ceramiche, e la sua casa tra gli ulivi di Anacapri, dove era conosciuto e amato da tutti. «A cena con la luna» è stato il suo primo libro, una raccolta di racconti con il mare e i sentimenti a fare da protagonisti, ma negli anni la sua penna non si è mai fermata e ha dato vita a poesie, canzoni, articoli e decine di storie di vita vissuta e sognata.




PREMIO ANACAPRI - Dal suo amore per la musica e la canzone, sei anni fa, è nato il Premio Anacapri Bruno Lauzi, un omaggio al cantautore genovese tanto amato da Gianani, che andrà in scena il prossimo 29 agosto. Sul palcoscenico della kermesse anacaprese ideata e voluta dal cuore romantico di Roberto Gianani salirà anche Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, che riceverà un premio speciale per la scrittura e la canzone d'autore.


fonte:http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/arte_e_cultura/2013/20-agosto-2013/addio-gianani-anarchico-borghese-2222689662248.shtml

PANE E ANARCHIA. LA PRIMA PANETTERIA ANARCHICA E' FRANCESE

FONTE: http://www.lastampa.it/2013/07/30/esteri/tariffe-anticrisi-e-stipendi-garantiti-il-pane-anarchico-stupisce-la-francia-8TNbQiAuWNQYk7FnRxTYNP/pagina.html







A Montreuil un gruppo di fornai
ha dato vita a un esperimento
“bio e autogestito”. Nel menù sandwich dedicati ai padri del socialismo. Boom di clienti






L’utopia ha il profumo del pane appena sfornato. Una specie di anarchia croccante, l’unica, forse, che abbia mai funzionato. Però va dato atto ai titolari del forno «bio e autogestito» di Montreuil, nella regione parigina, di essere coerenti. Fin dal nome del locale, «La conquête du pain», la conquista del pane, come da titolo di un saggio di Kropotkin (per dare un’occhiata virtuale, laconquetedupainmontreuil.wordpress.com). 
E allora vai con i sandwich «Marx» (prosciutto bianco, emmental, pomodoro, cetriolo e insalata), «Bakunin» (tonno, piperade, erba cipollina) e perfino «Malatesta», inteso come Errico, l’«ardito del popolo» italiano (infatti gli ingredienti sono nostrani: prosciutto crudo, pomodoro, parmigiano, rucola). Un po’ più di appetito? Aspettando il riscatto del proletariato oppresso, toglietevelo con i menu «Comunardo» e «Rivoluzione russa». 





Sembra uno scherzo ma non lo è. I fornai anarchici sono serissimi. Hanno acceso il forno nel 2010 e l’esperimento funziona. Fanno uno sconto (del 25% sulla baguette, del 10 sulle specialità) a chiunque dichiari di avere dei problemi finanziari. E la sera regalano il pane avanzato a chi lo chiede. Risultato: circa 350 clienti abituali, uno su dieci che beneficia della «tariffa di crisi» contro le malefatte della finanza. A disposizione dei clienti anche manifesti e pubblicazioni di propaganda, perché non di solo pane vive il vero rivoluzionario. 
Coerenza, coerenza. Anche e soprattutto dall’altra parte del bancone. L’idea è quella di applicare i precetti anarchici all’impresa. Quindi tutti i lavoratori (sei più due apprendisti) ricevono lo stesso stipendio, attualmente fissato a 1.350 euro netti al mese. Sull’organizzazione del lavoro, invece, è più complicato. Perché, come ammettono i titolari al sito www.rue89.com che ha dedicato un’inchiesta all’esperimento, l’eguaglianza assoluta è difficile: «Bisogna ascoltare prima chi ha il savoir-faire».  




Insomma, non sarà la proprietà dei mezzi di produzione a fare la differenza (anche perché questi sono in affitto), ma chi sa usarli. Le solite maledette competenze «borghesi», già disgraziatamente emerse, per esempio, durante la Rivoluzione russa, quando si scoprì che non tutti potevano fare i medici o gli ingegneri... Tuttavia loro insistono. L’idea è che, a rotazione, tutti facciano tutto, o almeno ci provino. In ogni caso, le decisioni vengono prese collettivamente e ogni quindici giorni un’assemblea collettiva fa il punto su quel che funziona e soprattutto su quel che non funziona. Del resto, anche l’integralismo biologico è difficile da rispettare: le farine sono certificate «bio», burro e uova no, perché costa troppo (la solita dittatura dei numeri capitalista...). 




Resta il fascino un po’ rétro dell’esperienza. Tutti e otto i fornai arrivano da ambienti dell’ultragauche, anarchici, no global, verdi radicali, altermondialisti. Il logo della boulangerie raffigura il ragazzino che marcia accanto alla «Libertà che guida il popolo» di Delacroix mentre brandisce non una spada, ma una baguette. E poi il pane dà subito un’idea ottocentesca della lotta di classe, da Comune di Parigi o da cannonate di Bava Beccaris, quando davvero il problema era quello di mangiare a sufficienza (oggi, piuttosto, si direbbe quello di dimagrire). I media ne sono affascinati e infatti «La conquête du pain» è stata raccontata a ripetizione da giornali e televisioni. Per ora, funziona. L’anarchia non potrà mai governare il mondo; un forno, però, pare proprio di sì.  





Festa antifascista 20 ottobre 2018 via Testi 2 ore 18.30

Non è solo una grande festa antifascista, è una chiamata a tutte le forze antifasciste, quelle che si unirono attorno al più alto significa...